Statistiche MERAVideo Free
  • 53891Totale Visitatori:
  • 108464Totale Pagine Visitate:
  • 289Totale Visitatori Questo Mese:
  • 7Pagine Visitate Oggi:
  • 7Visitatori Oggi:
  • 0Utenti Attualmente In Linea:
  • 04/09/2010Contatore Partito Dal:
Categorie Video
Salva Delle Vite!

Queen: I Re Del Rock (Giugno 2012)

Per il 40′ Anniversario, questo speciale di due ore celebra la storia dei Queen, uno dei gruppi che hanno segnato la storia della musica Rock.
Grazie all’ausilio di uno straordinario materiale inedito proveniente dagli archivi della band questo documentario si candida ad essere il piu’ completo sulla storia dei Queen.
Avvalendosi di interviste esclusive a Brian May e Roger Taylor, fondatori del gruppo assieme a John Deacon e al leggendario Freddie Mercury, “Queen: i re del Rock” racconta il brillante, a volte tragico, cammino verso il successo di quattro compagni di scuola che, dagli esordi a Top of the pops fino ai grandi concerti come quello di Hammersmith del ’75, Live Killers nel ’79 e Rio nell’85, hanno conquistato le scene della musica mondiale vendendo oltre 300 milioni di dischi.

Il documentario è suddiviso in due parti: nella prima vengono ripercorsi i primissimi anni fino al 1980, nella seconda gli anni a seguire fino ai giorni nostri passando per la scomparsa di Freddie Mercury il cui 20′ anniversario si e’ celebrato lo scorso 24 Novembre 2012.

Nel video molti gli aneddoti sui concerti più significativi, la vita privata dei componenti della band e su tutte le più grandi hit del gruppo: We will rock you, We are the champions, Don’t stop me now, Under pressure e molte altre. Toccante il racconto di Brian May e Roger Taylor degli ultimi mesi di lavoro in studio a Montreaux, dove Freddie, ormai stremato dall’Aids, si sforzò di cantare, con passione e determinazione ancora più grandi, i suoi ultimi inni alla vita, Days of our lives e Mother Love, lasciando di sé il ricordo sintetizzato da Brian nell’epitaffio: Freddie Mercury, amante della vita, cantante di canzoni.

Il mio gruppo preferito in Assoluto!

Biografia Freddie Mercury

 

Farrokh Bulsara, noto come Freddie Mercury (Stone Town, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991), è stato un cantante, compositore e musicista britannico di origini parsi e indiane.

Membro fondatore dei Queen, rock band britannica nata nel 1970 di cui fece parte fino all’anno della sua morte, era noto per le sue esibizioni dal vivo e per il suo talento vocale. Come compositore, ha scritto brani come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don’t Stop Me Now, It’s a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions. Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera da solista che lo portò a pubblicare due album, Mr. Bad Guy nel 1985 e Barcelona nel 1988, quest’ultimo frutto della collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballé, il cui omonimo singolo divenne l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade.

Malato di AIDS, è deceduto il giorno dopo la pubblica confessione del suo grave stato di salute, a seguito di una broncopolmonite, sviluppatasi per via della deficienza immunitaria legata alla malattia stessa . In suo onore, il 20 aprile 1992 venne organizzato il Freddie Mercury Tribute Concert, al quale parteciparono molti artisti musicali internazionali; i proventi dell’evento vennero utilizzati per fondare The Mercury Phoenix Trust, un’organizzazione impegnata nella lotta all’immunodeficienza umana. Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008, il magazine statunitense Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi, mentre Classic Rock, l’anno successivo, lo ha classificato al primo posto tra le voci rock.

Infanzia

Farrokh Bulsara nacque al Government Hospital di Stone Town e trascorse l’infanzia nell’isola di Zanzibar, all’epoca un protettorato britannico, distante 25 chilometri dalla costa della Tanganika. I suoi genitori, Bomi e Jer Bulsara, appartenenti all’etnia parsi e di religione zoroastriana, provenivano dal Gujarat, uno stato dell’India occidentale, e dovettero trasferirsi in Africa a causa del lavoro del padre, cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie; la famiglia era completata dalla sorella minore di Farrokh, Kashmira, nata nel 1952.

Il 4 febbraio 1954, all’età di 8 anni, Farrokh iniziò a frequentare la St. Peter’s Boys School, un collegio scolastico britannico a Panchgani, nei pressi di Bombay, in India; qui Bulsara iniziò ad essere chiamato “Freddie”. Oltre a possedere un notevole talento artistico, risultando eccellente nel disegno, il ragazzo praticava anche alcuni sport ad ottimi livelli; era infatti un abile velocista e pugile, raggiungendo buoni risultati anche in altre discipline sportive come l’hockey su prato e il tennis da tavolo.

Il talento musicale di Bulsara venne notato dal preside del St. Peter College, che scrisse una lettera ai suoi genitori suggerendo che, con un aumento della retta mensile, Freddie avrebbe potuto prendere ulteriori lezioni musicali; con l’approvazione di Bomi e Jer, il ragazzo raggiunse il quarto grado di apprendimento di pianoforte. Durante la permanenza al collegio ebbe anche la sua prima esperienza musicale, formando insieme a quattro compagni i The Hectics, una band che si esibiva durante feste o eventi scolastici e di cui Freddie era il pianista, suonando canzoni di Cliff Richard e Little Richard. Bulsara dovette tuttavia lasciare il St. Peter College il 25 febbraio 1963, non avendo superato l’esame d’ammissione alla decima classe; continuò la sua educazione alla St. Mary’s School di Bombay.

Dopo aver trascorso gran parte dell’adolescenza in India con la nonna e la zia Sheroo Khory ed aver fatto ritorno a Zanzibar, nel 1964, all’età di 18 anni, dovette spostarsi con la famiglia in Inghilterra per via della rivoluzione di Zanzibar, che stava minando la stabilità politica del paese; la rivolta portò alla nascita dello stato della Tanzania. I Bulsara si stabilirono così in una piccola casa a Feltham, nel Middlesex, nei pressi dell’Aeroporto di Heathrow, vicino a Londra. Freddie proseguì la sua formazione al politecnico di Isleworth (dal 1993 West Thames College); oltre ai suoi studi d’arte, nei suoi primi anni inglesi Bulsara lavorò in un servizio di catering presso il vicino aeroporto e in un magazzino nella zona commerciale a Feltham.

Nella primavera del 1966 ottenne il massimo dei voti nell’esame di arte dell’Isleworth Polytechnic, punteggio che gli consentì l’ammissione al Ealing Art College di Londra; qui studiò “arte e design grafico”, stabilendosi nel quartiere di Kensington, in un appartamento affittato da un amico nei pressi di Kensington Market. In parallelo con i suoi studi, Freddie creò una linea di abbigliamento e scrisse brevi articoli per alcuni periodici londinesi. A Ealing conobbe Tim Staffell, suo compagno di corso nonché cantante e bassista degli Smile, band completata dal chitarrista Brian May e dal batterista Roger Meddows-Taylor; Bulsara cercò, in un primo momento, di convincere Staffell a farlo entrare nel gruppo come secondo cantante, senza tuttavia riuscirci.

Poco dopo aver ottenuto il diploma presso l’Ealing Art College, Bulsara si unì agli Ibex, una band di Liverpool influenzata dai Cream.Pochi giorni dopo il primo incontro con il gruppo, Freddie imparò a memoria tutti i brani presenti nel repertorio del gruppo; la sua prima esibizione in pubblico come cantante si tenne a Bolton il 23 agosto 1969. Due giorni dopo, gli Ibex svolsero un concerto all’aperto, nel Queen’s Park di Bolton; in seguito, i membri della band tornarono a Londra, cominciando a lavorare con il nuovo cantante ad alcuni brani inediti. Questo fu un periodo economicamente difficile sia per la band di Bulsara sia per gli Smile; i musicisti passavano la maggior parte del loro tempo insieme in piccoli appartamenti, dormendo a volte sul pavimento e suonando la loro musica fino a tarda notte. Bulsara e Roger Taylor, per soddisfare le loro esigenze, cominciarono a vendere vestiti usati a Kensington Market. L’ultima apparizione ufficiale degli Ibex avviene il 9 settembre 1969 al The Sink, un piccolo club di Liverpool. Quella stessa sera, i membri di Smile stavano suonando in un club nella stessa città; secondo alcuni biografi, Taylor e May invitarono Bulsara sul palco per suonare alcuni dei loro brani.

Negli ultimi mesi del 1969, Bulsara scelse di rinominare gli Ibex “Wreckage”, cominciando a scrivere per la band numerosi pezzi, tra cui Stone Cold Crazy. Tuttavia nessuna delle canzoni, eccetto una traccia dal titolo Green, ebbe il successo sperato ed il gruppo, per la mancanza di offerte nei locali, si sciolse. Freddie Bulsara cominciò nuovamente a cercare un nuovo gruppo e rispose ad un annuncio pubblicato sul Melody Maker dai Sour Milk Sea. Avendolo sentito in prova, gli altri membri del gruppo furono colpiti dalla sua voce e lo ingaggiarono, esibendosi anche tre serate a settimana. L’unico concerto in cui Bulsara ha certamente partecipato si è tenuto a Oxford nel marzo 1970. L’arrivo del nuovo cantante, creativo ma prepotente, causò il deterioramento delle relazioni tra i membri del gruppo; Gallop e Chesney, dopo anni di amicizia, litigarono e i Sour Milk Sea decidettero di separarsi.

Gli anni settanta

Il primo singolo degli Smile, Earth/Step On Me, registrato ai Trident Studios e pubblicato nel maggio 1969 dalla Mercury Records, uscì negli Stati Uniti senza ottenere tuttavia il successo sperato; per questo motivo, Staffell decise di abbandonare i due compagni. Con lo scioglimento di questa band e il contemporaneo fallimento dei progetti musicali del cantante, May, Taylor e Bulsara decisero di formare un nuovo gruppo insieme; nell’aprile 1970, su suggerimento di Freddie, scelsero “Queen” come nome della band, cominciando a cercare un bassista.

Freddie Mercury, durante un concerto a New Haven nel novembre 1978.

(EN)

« Years ago I thought up the name Queen… It’s just a name, but it’s very regal, and it sounds splendid. It’s a strong name, very universal and immediate. It had a lot of visual potential and was open to all sorts of interpretations. I was certainly aware of the gay connotations, but that was just one facet of it. »

(IT)

« Anni fa ho pensato al nome Queen… È solo un nome, ma è molto regale e sembra splendido. È un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto ad ogni tipo di interpretazione. Ero certamente consapevole delle connotazioni gay, ma quello era solo uno dei suoi aspetti. »

(Freddie Mercury)

Nello stesso periodo, Farrokh Bulsara cominciò a farsi chiamare Freddie Mercury, decisione presa in seguito alla composizione della canzone My Fairy King. Il 27 giugno 1970, anno in cui May presentò a Mercury Mary Austin, con la quale visse per sette anni, i tre, completati da Mike Grose, si esibirono per la prima volta in pubblico, a Truro, in un concerto di beneficenza per la Croce rossa. La band venne completata nel 1971 da John Deacon, anno in cui Mercury e il resto del complesso, con lo scopo di acquisire maggior confidenza con il palcoscenico, affrontarono il loro primo tour in Cornovaglia. Nel 1972, Mercury, grazie alla sua formazione come grafico, progettò il logo dei Queen, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito e includendo nel logo i segni zodiacali dei quattro componenti della band. L’anno successivo uscì il primo album della band, Queen, con brani registrati in precedenza presso i De Lane Lea Studios; prima dell’uscita del disco, Mercury pubblicò i singoli I Can Hear Music e Goin’ Back, rispettivamente cover dei brani di The Ronettes e Dusty Springfield, sotto lo pseudonimo di Larry Lurex.

Nei primi anni settanta, Freddie Mercury cominciò ad avere le prime consapevolezze del proprio orientamento sessuale, espresse durante un’intervista del dicembre 1974 alla rivista New Musical Express, nella quale dichiarò di essere “gay come una giunchiglia”. In questi anni, Mercury vestiva abiti della stilista Zandra Rhodes, con capelli lunghi e unghie con lo smalto. Soprattutto a causa dell’eccentricità di Freddie, la prima decade dei Queen fu caratterizzata da stravaganti esibizioni che spesso sfociarono in spettacoli teatrali; Mercury e May si presentavano truccati e vestiti totalmente in bianco e nero, chiudendo i concerti lanciando rose agli spettatori, brindando con loro con champagne e intonando God Save the Queen, l’inno nazionale del Regno Unito. Strinse per questo un forte legame con il pubblico, colpito dall’entusiasmo e dall’energia con cui il complesso e, in particolare, il frontman li coinvolgevano durante le apparizioni dal vivo.

I primi album della band vennero ben accolti dalla critica, con un rapido incremento della popolarità dei Queen; la volontà di Mercury era comunque quella di innovare il più possibile il loro stile musicale, attingendo ai più diversi generi musicali. Nel 1975 venne pubblicato A Night at the Opera, che consacrò definitivamente il quartetto. Il singolo Bohemian Rhapsody divenne il simbolo della creatività del gruppo e soprattutto del suo cantante, che ne fu l’autore; per la registrazione di questa sola canzone furono necessarie tre settimane, di cui una dedicata esclusivamente alla parte vocale centrale. Nel 1976, durante il A Night at the Opera Tour, i Queen visitarono il Giappone, la cui cultura influenzò notevolmente Mercury; Nei successivi anni, Mercury scrisse alcuni tra le più importanti canzoni dei Queen, come Somebody to Love (A Day at the Races, 1976), We Are the Champions (News of the World, 1977), Don’t Stop Me Now (Jazz, 1979), Crazy Little Thing Called Love (The Game, 1979). Nell’ottobre 1979, il cantante si esibì con i ballerini del Royal Ballet in un galà di beneficenza presso il London Coliseum, cantando e ballando Crazy Little Thing Called Love e Bohemian Rhapsody.

Gli anni ottanta

Nel 1980, Mercury cambiò notevolmente il suo aspetto, tagliandosi i capelli e facendosi crescere i baffi, seguendo il look detto “Castro clone”, moda lanciata da alcuni omosessuali dell’epoca. Questa trasformazione fu inizialmente mal vista dai fan, che inviarono al cantante rasoi da barba usa e getta. Il 1981 sarà un anno di transizione; visse a Monaco di Baviera, in Germania, la cui vita notturna lo condizionò molto, non riuscendo a lavorare “quasi mai in condizioni psicologiche perfette”.

Alla fine del 1982, i Queen, dopo il successo del The Game Tour e dell’Hot Space Tour, decisero di comune accordo di separarsi per un certo periodo; questo fu dovuto sia all’insoddisfazione dei fan, così come della band, della qualità dell’album Hot Space, nel quale non si riconoscevano, sia al deterioramento progressivo dei rapporti personali all’interno del gruppo. I quattro cominciarono così a dedicarsi a progetti solisti; Mercury in particolare, che aveva già ipotizzato tra gli anni settanta e gli anni ottanta di pubblicare un album proprio, collaborò con Giorgio Moroder, compositore e arrangiatore italiano specializzato in musica dance, per la nuova colonnna sonora della versione rieditata e restaurata del film di Fritz Lang Metropolis. Con lui scrisse il brano Love Kills, il suo primo singolo da solista, che raggiunse la decima posizione nella classifica britannica.

Dopo i progetti solisti, i Queen si ritrovarono nell’agosto 1983, registrando The Works. Cominciarono poi una serie di lunghe tournée in tutto il mondo, come il The Works Tour; tra il 12 e il 19 gennaio 1985, la band partecipò a Rock in Rio, dove suonarono davanti a circa 250.000 persone in due serate; tra i momenti principali dell’evento, vi fu il duetto tra Mercury e i fan sulle note di Love of My Life.

Il 13 luglio 1985 invece presero parte al Live Aid, un concerto umanitario organizzato da Bob Geldof che vide la partecipazione dei più importanti artisti internazionali, allo scopo di ricavare fondi in favore delle popolazioni dell’Etiopia, colpite da una grave carestia. I Queen si esibirono al Wembley Stadium di Londra ed i loro 20 minuti di canzoni “consegnarono alla storia i Queen e fecero di Freddie Mercury una leggenda”; sia la stampa, sia i 72.000 spettatori di Wembley, sia gli artisti, considerarono la loro interpretazione una delle migliori di tutti i tempi; Mercury costruì in questa esibizione “il mito di insuperabile frontman”.

Il 29 aprile dello stesso anno uscì il primo album da solista di Mercury, Mr. Bad Guy, un disco pop caratterizzato anche da sonorità disco e dance; questo suo primo lavoro, prodotto da Reinhold Mack, contiene alcune tracce scritte da Mercury, originariamente composte per far parte di The Works, ma che in seguito furono scartate dalla band, come Made In Heaven, I Was Born to Love You, Man Made Paradise e There Must Be More to Life Than This; quest’ultima è frutto di una collaborazione con Michael Jackson risalente al 1983. Living on My Own fu una della canzoni di maggior successo dell’album, che complessivamente non ottenne notevoli risultati da un punto di vista delle vendite, arrivando comunque al sesto posto nella classifica inglese e restandovi per 23 settimane; negli Stati Uniti Mr. Bad Guy si fermò solo alla 159ª posizione.

Francobollo del Benin dedicato a Mercury, ritratto nel concerto di Wembley del 1986.

Il 6 giugno 1986 i Queen cominciarono a Stoccolma il Magic Tour, che fu la loro tournée più grande e spettacolare. Nelle 26 date, la band raccolse circa un milione di spettatori; l’11 e 12 luglio tornarono a suonare al Wembley Stadium, davanti entrambe le serate a 70.000 persone, per quelli che divennero due dei loro concerti più famosi e celebrati. In questi concerti indossò la giacca gialla che divenne simbolo del cantante. Freddie concluse gli spettacoli sulle note di God Save The Queen, vestito da re, con pelliccia e corona. L’ultima esibizione della band si tenne il 9 agosto nel parco di Knebworth; questo fu l’ultimo concerto di Freddie Mercury, che si esibì davanti a 120.000 spettatori.

Nello stesso anno, Mercury partecipò alla scrittura del musical Time di Dave Clark, scrivendo ed interpretando le ballate Time e In My Defence. L’anno successivo pubblicò come singolo la cover dei The Platters The Great Pretender, edita come singolo nel mese di febbraio, arrivando alla quarta posizione nella classifica inglese e risultando tra i maggiori successi della sua carriera solista. Nella primavera 1987, i medici rivelarono al cantante la sua positività all’HIV, senza conoscere mai con precisione da chi fosse stato contagiato; ciononostante, il cantante continuò a dichiarare pubblicamente di essere risultato negativo al test. Nel 1988 venne pubblicato Barcelona, un album di Mercury e Montserrat Caballé, soprano spagnola conosciuta nel maggio 1983 ad una rappresentazione de Un ballo in maschera presso la Royal Opera House; questo disco esemplifica il desiderio del cantante britannico di avvicinarsi al mondo dell’opera, genere musicale in parte già utilizzato in canzoni come Bohemian Rhapsody. Barcelona venne acclamato dalla critica, anche se a ciò non corrispose un notevole successo discografico, fermandosi all’ottava posizione della classifica del Regno Unito, ottenendo tuttavia maggior successo in Spagna. La title track Barcelona divenne nel 1992 l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade di Barcellona, motivo per cui venne originariamente scritta.

Gli ultimi anni di vita e la morte

Nel 1987, Mercury abbandonò la sua vita pubblica, non organizzando più concerti e asserendo che un uomo di 40 anni non poteva saltare e cantare su un palco con una calzamaglia indosso e che voleva rompere la routine album-tour.[40] Alcune testate scandalistiche cominciarono a sospettare che il cantante fosse effettivamente malato; questi sospetti derivavano dal suo aspetto, dall’improvvisa sospensione dei tour dei Queen e dalle confessioni di alcuni amanti pubblicate sulle pagine dei tabloid inglesi del tempo. Si fecero dunque sempre più rare le sue apparizioni pubbliche e Mercury si rifugiò sempre più nella Garden Lodge, la sua villa di Earls Court a Londra, costata oltre 4 milioni di sterline.[64] Mercury nascose il segreto della sua malattia anche agli altri membri dei Queen fino al 1989, quando fu costretto a fare accertamenti clinici più specifici; durante questi esami, gli fu asportata parte di pelle dalla spalla sinistra e l’analisi confermò definitivamente la sua positività all’HIV che si tramutò in AIDS conclamato. Sicuro della malattia, confessò la sua condizione agli amici più intimi nonché ai membri del gruppo.

Il 18 febbraio 1990, per ricevere un premio per il contributo dei Queen alla musica britannica ai BRIT Awards, Freddie Mercury fece la sua ultima apparizione in diretta. La crescente diffusione di notizie su una possibile malattia di Mercury, confermate dalla morte di Nikolai Grishanovich, un suo amante, portò il gruppo a diffondere un comunicato stampa ufficiale, nel quale smentiva ogni voce sul cantante. Poco dopo, Mercury si trasferì a Montreux, in Svizzera, dove affittò un appartamento, la “Duck House”. La sua ultima apparizione in pubblico fu nel video della canzone These Are the Days of Our Lives, in cui il frontman appare molto dimagrito; il videoclip del brano, tratto dal suo ultimo album con i Queen, Innuendo, venne tuttavia reso pubblico solo dopo la sua morte, su sua precisa volontà. Mercury continuò a registrare canzoni, nonostante fosse molto debilitato dalla malattia e costretto a riposo per molte ore al giorno; solo circa un mese prima del suo decesso fu costretto da alcuni problemi polmonari a smettere di cantare, invitando gli altri membri dei Queen ad effettuare le ultime correzioni alle tracce registrate, per poterle poi pubblicare in seguito.

Freddie rientrò in Inghilterra ai primi di novembre 1991, per stare vicino ai suoi cari. Qui venne sottoposto ad alcune cure palliative, con medicinali che arrivavano di nascosto alla Garden Lodge. Tuttavia il cantante diventò sempre più debole, non riuscendo ad alzarsi dal letto e cominciando a perdere la vista; intanto, nelle ultime settimane ci furono gruppi di giornalisti che si insediarono addirittura fuori al portone della villa. Il 22 novembre 1991, Mercury convocò nella sua casa di Earls Court il manager dei Queen Jim Beach per redigere un comunicato ufficiale, che venne consegnato alla stampa il giorno successivo:

La statua di Mercury che si affaccia sul Lago di Ginevra, a Montreux.

(EN)

« …I wish to confirm that I have been tested HIV positive and have AIDS. I felt it correct to keep this information private to date to protect the privacy of those around me. However, the time has come now for my friends and fans around the world to know the truth and I hope that everyone will join with me, my doctors, and all those worldwide in the fight against this terrible disease… »

(IT)

« …Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia… »

(Freddie Mercury)

A poco più di 24 ore dal comunicato, Mercury morì alle 18:48 del 24 novembre 1991 all’età di 45 anni; la causa ufficiale del decesso fu una broncopolmonite aggravata da complicazioni dovute all’AIDS. I funerali, che si svolsero al Kensal Green Cemetery, furono celebrati da un sacerdote zoroastriano; secondo le sue ultime volontà, Mercury fu cremato e le sue ceneri affidate a Mary Austin, sparse poi probabilmente nei pressi del Lago di Ginevra. Tra i 35 presenti alla cerimonia, oltre ai familiari anche i suoi compagni John Deacon, Brian May e Roger Taylor, il suo compagno Jim Hutton e i cantanti Elton John, Michael Jackson e David Bowie. Nel suo testamento, il cantante affidò la metà esatta del suo patrimonio, pari a circa dieci milioni di sterline, a Mary Austin, mentre il resto del patrimonio fu diviso tra i genitori e la sorella Kashmira Bulsara-Cook. Inoltre, lasciò £ 500.000 al cuoco Joe Fanelli, £ 500.000 all’assistente personale e amico Peter Freestone, £ 100.000 all’autista Terry Giddings e £ 500.000 a Jim Hutton; a quest’ultimo, suo amante negli anni ottanta, comprò un appezzamento di terreno a Carlow, sua città natale in Irlanda, sul quale fece costruire una casa, dove si trasferì nel 1995, dimorandovi fino alla sua morte, avvenuta nel 2010.

Freddie Mercury Tribute Concert 1992

Dopo aver superato il lutto della scomparsa del cantante, nel febbraio 1992 i rimanenti componenti dei Queen annunciarono, durante i BRIT Awards, il desiderio di organizzare un grande evento per rendere omaggio alla vita ed alla carriera del cantante. Il Freddie Mercury Tribute Concert si tenne il 20 aprile 1992 al Wembley Stadium di Londra e vide la presenza di numerosi artisti internazionali come Tony Iommi, Metallica, Guns N’ Roses, David Bowie, Roger Daltrey, Robert Plant, George Michael, Elton John, Annie Lennox, Liza Minnelli, Extreme e Def Leppard; i 72.000 biglietti per questo evento terminarono in meno di sei ore, venendo inoltre visto in televisione da oltre un miliardo di persone. Il concerto, oltre che per l’eccezionalità dell’evento musicale, si segnalò per l’aver richiamato il mondo sul dramma dell’AIDS; i proventi dell’evento furono devoluti in beneficenza per dare vita all’associazione The Mercury Phoenix Trust.

Il 16 novembre 1992, a quasi un anno dalla morte, uscì The Freddie Mercury Album (The Great Pretender negli Stati Uniti), una raccolta delle più celebri canzoni da solista. È invece dell’anno seguente Remixes, una compilation di sei pezzi originali remixati da altri artisti. Il 7 novembre 1995 venne invece pubblicato l’album Made in Heaven, destinato ad essere l’album dei Queen più venduto in Gran Bretagna; il disco contiene le ultime tracce vocali di Mercury, registrate poco prima di morire, come A Winter’s Tale, You Don’t Fool Me e Mother Love, ultima traccia da lui incisa, che pare il cantante sia stato costretto a registrare da seduto a causa delle condizioni che gli aveva recato la sua malattia. Agli inizi degli anni 2000 venne pubblicato Freddie Mercury Solo Collection, la più vasta raccolta di materiale in sua memoria; un box-set contenente dieci CD con sessioni di brani mai rilasciati ufficialmente e due DVD: The Untold Story e The Video Collection.Il 5 settembre 2006, in concomitanza del suo 60º compleanno, fu messo in commercio Lover of Life, Singer of Songs – The Very Best of Freddie Mercury Solo, comprendente due CD e due DVD; a tale progetto si aggiunse il libro Freddie Mercury: A Life, In His Own Words, dove, attraverso interviste e comunicati, Freddie racconta di sé e della sua vita.

Biografia Queen

I Queen sono un gruppo rock britannico, formatosi a Londra nel 1971, composto dal cantante e pianista Freddie Mercury, dal chitarrista Brian May, dal batterista Roger Taylor e dal bassista John Deacon.

La band, conosciuta come una tra le più importanti sulla scena internazionale, ha venduto oltre 150 milioni di dischi, anche se una stima reale e aggiornata sulle vendite totali dovrebbe essere oltre i 300 milioni di dischi tra singoli ed album; tra le più importanti canzoni del quartetto si ricordano Bohemian Rhapsody, proclamata sia da critici sia da sondaggi popolari tra le migliori canzoni di tutti i tempi, We Are The Champions e Somebody to Love di Mercury, We Will Rock You, Who Wants to Live Forever e The Show Must Go On di May, Radio Ga Ga e A Kind of Magic di Taylor e Another One Bites the Dust e I Want to Break Free di Deacon. La loro prima raccolta del 1981, Greatest Hits, risulta l’album più acquistato in assoluto in Inghilterra, con oltre cinque milioni di copie vendute, precedendo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.

Il gruppo ha riscosso nel corso degli anni un grandissimo successo di pubblico ed ha avuto una forte influenza sulle generazioni e sui musicisti successivi. Nel 2001 la band è stata inclusa nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland e, nel 2004, nella UK Music Hall of Fame. Un sondaggio d’opinione, effettuato in Gran Bretagna dalla BBC nel 2007, elesse i Queen a “miglior gruppo britannico di tutti i tempi”, davanti a Beatles e Rolling Stones; inoltre, i quattro membri della band sono stati ammessi nella Songwriters Hall Of Fame. I Queen, che attinsero principalmente al progressive ed al glam rock, furono capaci di adottare generi musicali molto diversi e innovativi, come heavy metal, gospel, blues rock, musica elettronica, funky e rock psichedelico.

Caratteristica del gruppo erano i loro concerti, che sono stati 707 in 26 nazioni dal 1971 al 1986, che, animati da Mercury, considerato un vero e proprio frontman, venivano considerati dei veri spettacoli teatrali; per questo motivo, alla band è stato spesso attribuito il titolo di miglior live-band della storia. La loro esibizione al Live Aid è stata votata da un vasto numero di critici non solo come la migliore dell’evento, ma una delle migliori in assoluto della storia della musica moderna. La morte di Mercury, leader carismatico del gruppo, avvenuta il 24 novembre 1991, e l’abbandono di Deacon nel 1997 frenarono la produzione musicale della band; May e Taylor continuarono a suonare insieme, formando con Paul Rodgers, a partire dal 2005, i Queen + Paul Rodgers, esperienza terminata nel 2009.

Storia del gruppo: La formazione (1968-1971)

Nel 1964, il chitarrista Brian Harold May fondò insieme a Tim Staffell i 1984; il gruppo, composto da altri quattro membri, ebbe un buon successo, arrivando nel 1967 ad aprire un concerto di Jimi Hendrix ed a partecipare ad un grande concerto di Natale con T. Rex e Pink Floyd. Dopo lo scioglimento della band nel 1968, May e Staffell decidono di riformarne un’altra, inserendo così nella bacheca dell’Imperial College, dove studiavano, un annuncio: “Cercasi batterista stile Ginger Baker/Mitch Mitchell”. A questo rispose Les Brown, che passò l’informazione a Roger Meddows Taylor; dopo un provino effettuato nel suo appartamento di Shepherd’s Bush, Taylor convinse con la propria professionalità May e Staffell ed entrò a far parte degli Smile. La prima apparizione pubblica della nuova band avvenne il 26 ottobre 1968, quando aprì un concerto dei Pink Floyd; nel maggio 1969, il gruppo firma un contratto con la Mercury Records per la pubblicazione di un singolo.

I rimanenti membri degli Smile, incoraggiati da Bulsara, che si era aggregato ai due, continuarono il loro lavoro e, nell’aprile 1970, cambiarono il nome della band in “Queen”, cominciando a cercare un bassista; il 27 giugno 1970, i tre, completati da Mike Grose, si esibirono per la prima volta in pubblico, a Truro, in un concerto di beneficenza per la Croce rossa. Il nome “Queen” venne pensato da Bulsara, che cominciò a farsi chiamare “Mercury”; “Queen è un nome corto, semplice e facile da ricordare ed esprime poi quello che vogliamo essere, maestosi e regali. Il glam è parte di noi e vogliamo essere dandy.” Lo stile adottato dai tre comprendeva abiti di seta in bianco e nero, bracciali, anelli e collari. Dopo poco tempo Grose abbandonò la band, così come fece il suo sostituto Barry Mitchell. Dopo aver provato Doug Ewood Bogie, Taylor e May incontrarono nel gennaio 1971 John Deacon, proponendogli il posto di bassista dei Queen; a fine febbraio, Deacon, grazie anche ai suoi modi sempre pacati e tranquilli e alla sua conoscenza dell’elettronica, diventò il quarto membro del gruppo.

I primi anni (1972-1975)

Nonostante fossero impegnati a terminare il loro percorso universitario, i Queen organizzarono un tour in Cornovaglia, per cominciare a provare alcuni brani e ad acquisire confidenza con il palcoscenico; nel settembre 1971, Terry Yeadon, un amico di May, offrì alla band la possibilità di registrare gratuitamente nei nuovi De Lane Lea Studios, per collaudarne le attrezzature. La band ne approfittò, registrando alcuni brani originali come Liar, Keep Yourself Alive e Stone Cold Crazy, che attirarono l’attenzione di John Anthony, discografico della Mercury Records, e di Roy Thomas Baker, collaboratore della Trident Audio Productions, agenzia di management che mise sotto contratto i Queen, con la supervisione del manager Jack Nelson, che cominciò a cercare di procurare loro il primo contratto discografico.

Nell’estate 1972, Mercury e gli altri iniziarono a lavorare al primo album, che finirono nel gennaio 1973; a marzo, i Queen firmarono il primo contratto d’incisione per il mercato britannico ed europeo con la EMI; negli Stati Uniti d’America e in Giappone la band era invece rappresentata dalla Elektra Records. Il 9 aprile, Nelson organizzò la presentazione ufficiale del gruppo al Marquee Club di Londra, che si rivelò un successo, nonostante la scarsa affluenza del pubblico. Il primo singolo, Keep Yourself Alive, venne pubblicato il 6 luglio, ottenendo recensioni favorevoli dalla critica, senza tuttavia ricevere alcuna promozione radiofonica. Un mese prima del loro debutto discografico, i Queen, con il nome Larry Lurex, avevano inciso la reinterpretazione I Can Hear Music.

L’album d’esordio, Queen, che uscì il 13 luglio 1973 e comprendeva perlopiù canzoni scritte alcuni anni prima, ha come prerogative “l’aggressività e la nitidezza della voce di Freddie e gli assoli di May”, unendo hard rock (Liar), progressive rock (My Fair King) e ballate melodiche (The Night Comes Down) al glam e ad ambientazioni fantasy, tratte principalmente dalle opere di John Ronald Reuel Tolkien (Great King Rat). Negli Stati Uniti, Queen raggiunse nelle classifiche di Billboard l’83º posto. In questo periodo, il tema del bianco e nero, inventato da un gruppo di fan di Liverpool, crebbe di importanza; questa peculiarita era presente anche nei loro spettacoli, che prevedevano uno stretto contatto con il pubblico, durante i quali indossavano gli eccentrici abiti creati dalla stilista Zandra Rhodes. La stampa britannica si divise sul giudizio dell’album; se alcune riviste descrivevano Queen come “banale rock da supermercato”, Gordon Fletcher di Rolling Stone disse “il loro album di debutto è superbo”.

Dal 13 settembre al 2 febbraio 1974, la band londinese cominciò il suo primo tour, il Queen I Tour, che li vide esibirsi come gruppo di supporto dei Mott the Hoople in 35 concerti, principalmente in Inghilterra; durante gli spettacoli di questi anni inserivano nelle scalette, oltre ai brani dei loro lavori, brevi medley rock and roll di canzoni degli anni cinquanta, come Jailhouse Rock e Big Spender.

Il 21 febbraio, il gruppo suonò dal vivo a Top Of The Pops un brano inedito che sarebbe diventato l’unico singolo del loro secondo disco, Seven Seas Of Rhye; questo ebbe un grande successo commerciale, venendo trasmesso in continuazione dalle stazioni radiofoniche e raggiungendo il 45º posto nelle classifiche inglesi.

Queen II, uscito il 8 marzo 1974, risulta un concept album, sviluppando ulteriormente l’idea della contrapposizione tra il bene ed il male, concetti esemplificati principalmente da un punto di visto cromatico; lo stesso disco risulta diviso in White Side e Black Side, “lato bianco” e “lato nero”, due parti caratterizzate da differenti approcci sonori. Il primo, curato principalmente da May, comprende ballate e progressioni melodiche, come White Queen (As It Began), Someday One Day e Father To Son, mentre la parte di Mercury è più “oscura” e caratterizzata da suoni più duri, caotici e barocchi, inseriti in testi enigmatici e contorti, come The March Of The Black Queen, The Fairy Fellers Masterstroke e Nevermore. Tra gli elementi più innovativi di Queen II, vi è l’utilizzo di nuovi generi musicali, come il rock and roll (The Loser In The End, scritta da Taylor) e il pop (Funny How Love Is). L’album raggiuse la 35ª posizione nelle classifiche inglesi

« Per me, Queen II rappresenta il tipo di musica che ho sempre sognato di suonare » (Brian May)

Il 1 marzo 1974, il gruppo cominciò il Queen II Tour, durante il quale il loro secondo album scalò velocemente le classifiche inglesi, piazzandosi al quinto posto e superando, a settembre, le centomila copie vendute, divenendo disco d’argento, mentre Seven Seas of Rhye arrivò nella “top ten” della classifica dei singoli; nello stesso mese, l’Elektra pubblicò Queen in Giappone, dove entrò in classifica nel giro di pochi giorni. Il tour nazionale si chiuse con un tutto esaurito al Rainbow Theatre di Londra, subito prima di partire per gli Stati Uniti, esibendosi con Mott the Hoople e Aerosmith; dopo l’esordio al Regis College di Denver il 16 aprile, una grave forma di epatite colpì Brian May, costringendo la band ad annullare le rimanenti date. Il resto del gruppo attese il chitarrista, che utilizzò il tempo in convalescenza scrivendo nuovi pezzi per il futuro album, registrato a luglio nei Rockfield Studios in Galles e, successivamente, ai Trident Studios di Londra.

Il loro terzo singolo, Killer Queen/Flick of the Wrist, esempio dello stile glam-art rock della band e con due facciate A, ottenne un enorme successo, entrando in classifica direttamente alla 5ª posizione, arrivando poi al 2º posto; negli Stati Uniti questa produzione, per la quale Mercury vinse nel 1974 l’Ivor Novello Awards, divenne disco d’oro. Questi risultati spinsero il gruppo ad affrettare i preparativi per un nuovo tour inglese, in attesa della pubblicazione, a novembre, del terzo album ufficiale, Sheer Heart Attack. Uscito l’8 novembre 1974 e pubblicizzato al Rainbow Theatre, il disco contiene importanti contributi, oltre che di May e Mercury, di Taylor e Deacon, “comportando una fusione più concisa dei generi dal loro adottati ed un’identità più sentita e personale”. Nel disco si nota nuovamente l’equilibrio tra i vari stili musicali molto differenti, passando dalle voci angeliche di In The Lap Of The Gods all’heavy-metal di Stone Cold Crazy, dal boogie-woogie di Now I’m Here al piano di Lily Of The Valley e di Dear Friends. Considerato un classico del rock e fonte di ispirazione per numerosi gruppi come Metallica ed Extreme, Sheer Heart Attack raggiunse il 2º posto nel Regno Unito e il 12º negli Stati Uniti. Il 30 ottobre cominciò a Manchester lo Sheer Heart Attack Tour, registrando una lunga serie di “tutto esaurito”; da questa tournée cominciò la consuetudine di suonare al termine di ogni concerto, ad eccezione di quelli tenuti in Irlanda, una versione acustica di God Save the Queen, utilizzando la sola chitarra elettrica di Brian May, riprendendo ciò che Hendrix aveva fatto con l’inno nazionale statunitense. Mercury, subito prima dell’inno, lanciava rose e brindava con coppe di champagne.

A fine dicembre su Music Week appare un articolo intitolato “I Queen conquistano l’Europa”. Il 15 gennaio 1975, il tour si spostò negli Stati Uniti; questo venne tuttavia parzialmente annullato per problemi alla gola che colpirono Mercury. In aprile, le tappe della tournée si spostarono in Giappone, dove i Queen vennero accolti da 3.000 fan all’aeroporto di Tokyo, segno della “Queenmania” che aveva colpito questa nazione.

La consacrazione (1975-1976)

Nell’estate 1975, dopo aver firmato un nuovo contratto con la EMI ed aver abbandonato la Trident e Jack Nelson per ragioni economiche, il gruppo cominciò a lavorare ad un nuovo album. I Queen, guidati dal nuovo manager John Reid, passarono molto tempo in sala di registrazione, in ben sei diversi studi di produzione. Il principale risultato di questo lavoro fu Bohemian Rhapsody, un brano di circa 6 minuti scritto da Mercury e composto da quattro differenti momenti di natura operistica, che diventò la “canzone simbolo del progetto musicale e artistico chiamato Queen”, per la quale ci vollero tre settimane di registrazioni, di cui una solo per le parti vocali; Reid provò a convincere i Queen, senza successo, che la sua eccessiva durata non poteva rendere la traccia pubblicabile.

« È stato un lavoro terribile: una settimana intera per cercare di realizzare le idee di Freddie. Ogni volta che m’illudevo di aver finito con i cori, arrivava e diceva: “Ho pensato di aggiungere ancora un po’ di «Galileo» »

(Il produttore Roy Thomas Baker, riguardo la nascita di Bohemian Rhapsody)

Un amico della band, Kenny Everett, deejay di Capital Radio, a cui venne consegnata una copia del vinile di Bohemian Rhapsody, piacque talmente la canzone che la trasmise ripetutamente alla radio, nonostante Taylor gli avesse chiesto espressamente di non farlo. Il successo che derivò dalla trasmissione della traccia costrinse la EMI a pubblicare velocemente Bohemian Rhapsody; uscito il 31 ottobre 1975, il singolo vendette in due settimane 150.000 copie. Ad accentuare l’importanza e il successo del pezzo, vi fu anche la realizzazione, commissionata al regista Bruce Gowers, di un videoclip, tra i primi nella storia della musica, primo contando i brani rock, trasmesso il 20 novembre da Top Of The Pops; l’idea del video fu dovuta ai numerosi impegni del quartetto alle trasmissioni televisive volte a pubblicizzare le opere discografiche. Il brano rimase per ben nove settimane consecutive al primo posto della classifica inglese, anticipando con successo l’uscita del nuovo disco.

« Per Queen II e Sheer Heart Attack volevamo fare un sacco di cose ma non c’era abbastanza spazio mentre per A Night At The Opera l’abbiamo avuto. Non siamo ancora a metà strada, ma da quello che ho potuto sentire abbiamo superato tutto quanto abbiamo fatto in precedenza. » (Freddie Mercury)

A Night at the Opera, il cui titolo è ispirato all’omonimo film dei fratelli Marx, divenne uno dei dischi più costosi mai realizzati dell’epoca, oltre che il più grande successo del gruppo. L’unione tra rock ed opera lirica, che caratterizza alcuni brani dei dischi precedenti come Killer Queen, pervade il nuovo album, composto da 12 tracce che compongono “una messa in scena che ricalchi, al limite dell’oltraggioso, l’antico teatro musicale dell’operetta…dedicandosi principalmente all’ironia, alla parodia.” Oltre a Bohemian Rhapsody, al piano romantico di Love of My Life e alle atmosfere retrò di Seaside Rendezvous e di Lazing on a Sunday Afternoon, notevoli sono anche i brani scritti dagli altri componenti, come I’m In Love With My Car, scritta e cantata da Taylor, la marcia epica di The Prophet’s Song e l’hard rock di Sweet Lady di May e la “pop-ballad” romantica You’re My Best Friend di John Deacon, sua seconda composizione per la band, giunta al settimo posto nella classifica dei singoli inglese. Quest’album fu il loro primo successo negli Stati Uniti, dove arrivò al quarto posto nelle charts degli album, diventando disco di platino e rimanendo per 56 settimane in classifica.

A Night At The Opera fu dunque il “melodrammatico sogno musicale dei Queen”; tuttavia l’enorme lavoro che fu necessario per il completamento di questo LP portarono alla rottura con Roy Thomas Baker. Fra il 29 novembre e il 2 dicembre, quattro serate di tutto esaurito all’Hammersmith Odeon di Londra consacrarono definitivamente la band. Tra la fine del 1975 ed i primi mesi del 1976, i Queen tennero oltre 75 concerti per l’A Night at the Opera Tour, che toccò Europa, Giappone, Stati Uniti e Australia; il 18 settembre 1976, per ringraziare i fan, organizzarono uno spettacolo gratuito ad Hyde Park, al quale assistono circa 176.000 persone, durante il quale vennero presentati anche alcuni brani inediti. Dopo la fine della tournée, Mercury, May e Taylor registrarono alcune parti vocali per il secondo LP di Ian Hunter All American Alien Boy. Il primo singolo del nuovo lavoro dei Queen fu la ballata Somebody to Love, trasmessa ancora una volta ripetutamente da Kenny Everett, con conseguenze analoghe a Bohemian Rhapsody; questo venne pubblicato il 12 novembre, accompagnata da un nuovo video promozionale di Bruce Gowers, preannunciando l’uscita del nuovo album.

A Day at the Races uscì il 10 dicembre 1976, utilizzando un titolo nuovamente ispirato ad un film dei fratelli Marx. Numerosi, oltre i riferimenti cinematografici, sono gli elementi che lo avvicinano al precedente disco, come la quasi identica copertina e l’inserimento del dramma lirico e della canzonetta. Sono sempre presenti però sia l’hard rock con Tie Your Mother Down (utilizzata come brano di apertura ai concerti, diventando uno dei cavalli di battaglia del gruppo), sia la pop-ballad per piano di You Take My Breath Away, senza trovare tuttavia, nell’insieme delle tracce, “l’ironia sensazionale di A Night At The Opera”, che sopravvive solo in The Millionaire Waltz e Good Old-Fashioned Lover Boy; tra le particolarità del disco vi è Teo Torriatte (Let Us Cling Together), canzone omaggio al pubblico nipponico contenente due versi in lingua giapponese. Somebody To Love rimane il brano più significativo di A Day at the Races, venendo considerata “una scalata melodica di una perfetta architettura gospel con la voce di Mercury che sale letteralmente nel cielo della musica pop-rock”; il singolo salì subito ai vertici della classifiche. L’album, nonostante l’indubbia qualità e la piena maturità esecutiva dei membri, raggiunta con brani come You and I, Long Away e Drowse, venne giudicato da molti inferiore al precedente, ottenendo comunque un disco di platino negli Stati Uniti con 1.500.000 copie vendute e due dischi di platino nel Regno Unito.

I successi dell’epoca rock (1977-1979)

Il 1977 vide il nascere del movimento punk, che rivoluzionò la scena musicale inglese; la rivista musicale Sounds scrisse, riguardo la pubblicazione di un Ep con Death On Two Legs, “Vien proprio voglia di mettersi una di quelle magliette con la scritta Art Rock Sucks. Al rogo, al rogo!”. I Queen seppero tuttavia resistere alla crisi del rock; il 14 gennaio partirono per il A Day at the Races Tour, che confermò, con numerosi “tutto esaurito”, il successo della band negli Stati Uniti; Al termine della tournée, cominciarono a lavorare al nuovo album, che registrarono in due mesi e mezzo; nello stesso tempo Taylor pubblicò da solista l’EP (I Wanna) Testify.

Il 7 ottobre in quasi tutto il mondo venne pubblicato in singolo con doppio lato A We Are The Champions/We Will Rock You, due inni da stadio che rappresentarono un omaggio agli spettatori dell’ultima tournée, piazzandosi al 2º posto sia nelle classifiche inglesi sia in quelle americane, con un totale di oltre 2 milioni di copie vendute e 27 settimane di presenza in classifica. Il loro sesto album, News of the World, si contraddistingue per sonorità più immediate e grezze, attingendo maggiormente al rock e al blues (My Melancholy Blues) e risultando uno dei prodotti musicali più riusciti dei Queen; caratteristica del disco è inoltre la sensazione di potenza e l’auto-celebrazione, a dispetto delle critiche delle riviste musicali e dei cambiamenti musicali dell’epoca, esemplificata proprio con We Are the Champions e We Will Rock You, scritte rispettivamente da Mercury e May. Lo stile pomposo e melodico della band è presente anche in questo lavoro, con la ballata di Deacon Spread Your Wings, la sonata per piano All Dead All Dead, il pre-thrash metal di Sheer Heart Attack e l’hard-pop di It’s Late, provando anche generi come il calypso (Who Needs You) e il funky (Fight From The Inside).

Il 11 novembre 1977 ebbe inizio il News of the World Tour, che esordì a Portland, negli Stati Uniti, dove News of the World vinse 4 dischi di platino con 4.600.000 copie vendute; in patria i Queen si fermarono invece a 2 dischi di platino. I brani dell’ultimo lavoro dei Queen alimentarono l’affetto dei fan e incrementarono la popolarità del gruppo, che ampliò il repertorio delle canzoni dei live anche con ballate più dolci come Love Of My Life, che divenne un cavallo di battaglia dei futuri spettacoli. Dopo una pausa di circa quattro mesi ad inizio 1978, Mercury e gli altri tornarono sugli spalti per la ripresa europea della tournée, ripartendo il 9 aprile da Stoccolma; al termine della serie di concerti, conclusasi a Londra a maggio, i lettori del Daily Mail elessero i Queen “miglior gruppo rock”. Il gruppo si rimise subito a lavoro, trasferendosi, per ragioni fiscali, ai Mountain Studios di Montreaux, in Svizzera, ed agli Studio Super Bear di Berre-les-Alpes, nei pressi di Nizza. Qui una tappa del Tour de France ispirò a Mercury Bicycle Race, che venne pubblicata ad ottobre insieme a Fat Bottomed Girls, un hard rock scritto da May; il singolo, promosso da un video che mostra una gara di ciclismo allo stadio di Wimbledon tra 65 donne nude, arrivò all’undicesimo posto nelle classifiche inglesi. Il 28 ottobre 1978 “le regine” cominciarono il Jazz Tour, durante il quale presentarono le canzoni del loro ultimo lavoro.

Jazz, presentato alla stampa mondiale con un memorabile party a New Orleans, con prestigiatori e spogliarelliste, uscì il 14 novembre 1978 e vide il ritornò di Roy Thomas Baker nel ruolo di manager della band. I Queen abbandonano in parte l’ironia degli album precedenti, caratteristica comunque presente nelle tracce del primo singolo della raccolta, cosa che fece risultare il loro lavoro inferiore ai precedenti, costretti quasi dalla volontà di pubblicare forzatamente un disco all’anno, senza permettere loro una scelta più ponderata sui brani da presentare. Di Jazz fanno comunque parte alcuni tra gli elementi che rappresentano lo stile musicale dei Queen, come l’assoluto impegno all’intrattenimento del pubblico e la padronanza di generi musicali molto diversi, come la ballata per piano di Jealousy, il vaudeville di Dreamers Ball, il rock di Don’t Stop Me Now e di Let Me Entertain You, suonati senza comunque perdere lo spitito e l’identità della band. Il disco venne criticato sia dalla stampa sia da una parte del pubblico, per il suo essere troppo pomposo e artefatto; di questo, il New Musical Express arrivò a scrivere “Dimentichiamo al più presto questi Gilbert & Sullivan di terz’ordine. Un disco perfetto da regalare per Natale a qualche parente sordo”. Jazz arrivò comunque al numero due della classifica, nella quale restò ininterrottamente per 27 settimane.

A partire dal gennaio 1979, primo anno dalla loro fondazione nel quale i Queen non pubblicarono alcun album, il quartetto iniziò uno dei più importanti tour europei della loro storia, il Live Killers Tour, pubblicizzato dall’uscita del singolo Don’t Stop Me Now, durante il quale il gruppo riuscì a offrire uno spettacolo completo ed unico da un punto di vista musicale oltre che scenico. Il successo della tournée convinse i Queen a pubblicare il loro primo album live, anche per placare le numerose pubblicazioni bootleg dell’epoca; Live Killers uscì nel giugno 1979, ottenendo ottime vendite e l’apprezzamento della critica, anche se Taylor riteneva le registrazioni non all’altezza della band. Questo album esemplificò anche la svolta sostanziale nel sound del gruppo, che cominciò ad attingere maggiormente all’elettronica; il doppio disco risultò “il testamento ultimo di tutta la sua produzione negli anni ’70”. Live Killers, che arrivò al terzo posto delle classifiche inglesi, mostrò inoltre l’eccezionalità delle performance musicali dei Queen, con Freddie Mercury, considerato un vero e proprio showman, che accompagnava i fan nel canto delle tracce più popolari.

I Queen terminarono nella primavera 1979 la seconda parte del Live Killers Tour, che li vide protagonisti di eccentrici spettacoli al Nippon Budokan di Tokyo. Il 18 agosto, le regine parteciparono al mega-concerto di Saarbrucken con Ten Years After e Rory Gallagher, davanti a 30.000 persone; questo spinse ulteriormente le vendite del nuovo singolo, Crazy Little Thing Called Love, che arrivò al primo posto in numerose classifiche mondiali. A novembre il gruppo cominciò il Crazy Tour, le cui serate si svolsero in piccoli spazi allo scopo di avere un contatto più stretto con il pubblico; la tournée si concluse con una serata natalizia all’Hammersmith Odeon, dove, insieme a The Who, Wings e The Clash, si celebrò Rock for Kampuchea, un concerto benefico per la popolazione della Cambogia.

L’epoca del sintetizzatore (1980-1983)

Subito dopo il Crazy Tour, nel gennaio 1980 uscì Save Me, che riscosse buon successo; nello stesso mese, i Queen, accompagnati dal nuovo produttore Reinhold Mack, finirono di registrare ai Musicland Studios di Monaco di Baviera il loro nuovo disco e le musiche per un film, commissionato dal produttore italiano Dino De Laurentiis, basato su Flash Gordon, protagonista dell’omonimo fumetto.

Con The Game, primo e unico LP dei Queen a raggiungere il primo posto in classifica sia negli USA sia nel Regno Unito, la band ebbe una svolta dal punto di vista musicale. Anticipato dal singolo Play the Game, l’album si rivelò dotato di sonorità più leggere e immediate rispetto al suo immediato predecessore, Jazz, grazie all’utilizzo del sintetizzatore. La comparsa dell’elettronica, la cui assenza era espressamente rimarcata nei crediti dei loro album precedenti, fu una novità dirompente per il gruppo. A suggellare anche simbolicamente questo cambiamento di direzione musicale, l’aspetto dei quattro cambiò notevolmente, con Freddie Mercury che dismise la lunga chioma a favore di un taglio di capelli più corto e mascolino per poi farsi addirittura crescere un bel paio di baffi, e con i vestiti da loro indossati: non più ricercati abiti di Zandra Rhodes dal tono ambiguo e decadente per i quali il gruppo era diventato celebre, bensì giacche di pelle nera e abbigliamento ribelle consono a una banda di motociclisti selvaggi degli anni ’50.

Le composizioni del disco risultano più brevi e meno elaborate rispetto ai precedenti album, con suoni più asciutti e diretti, passando dalla melodia di Save Me al dance rock di Another One Bites The Dust; la traccia caratteristica del disco è Play The Game la quale affianca alla classica ballata pop i suoni elettronici della nuova avventura, mentre il rockabilly di Crazy Little Thing Called Love mostra ancora quella vena ironica propria dei lavori precedenti. The Game, diventando disco d’oro nel Regno Unito e quattro volte disco di platino in USA con più di quattro milioni di album venduti nel solo Nordamerica, permise alle “regine” di acquisire un assai nutrito numero di nuovi ammiratori.

Il nuovo singolo scritto da John Deacon, Another One Bites The Dust, venne pubblicato ad agosto, ottenendo uno notevole successo commerciale, con 5 settimane di presenza al primo posto delle classifiche statunitensi; divenuto disco di platino, ricevette un premio di Billboard come “miglior singolo crossover”, diventando il disco più venduto nella storia del quartetto. Il 30 giugno, spinti dal successo del singolo, venne inaugurato a Vancouver il The Game Tour, che li portò negli stadi di tutto il Nordmerica, registrando in ciascuna delle 46 date della tournée il “tutto esaurito”.

Ad ottobre, May e gli altri tornarono in Inghilterra per perfezionare il materiale destinato alla colonna sonora del film Flash Gordon di Mike Hodges. Il 24 novembre uscì il singolo Flash, mentre l’8 dicembre venne pubblicato l’omonimo album, che arrivò al decimo posto in classifica; questo posticipò l’uscita del primo Greatest Hits della band. Nel disco sono presenti numerosi frammenti di dialogo tratti dal film, con due sole tracce cantate, Flash e The Hero, lasciando spazio a brani musicali che esaltarono, attraverso il diffuso uso del sintetizzatore, l’avvenierismo spaziale della pellicola. Anche se il film si rivelò in seguito un flop commerciale, la critica fu benevola con la compilation; di questo Record Mirror scrisse “Un album di dimensioni realmente epiche che si guadagna cinque altrettanto epiche stellette di merito”, a cui si aggiunse Sounds; “Come colonna sonora, Flash Gordon è realmente straordinario”; la band ottenne per le loro musiche di Flash Gordon una nomination al premio BAFTA alla migliore colonna sonora. Alla fine del 1980, il quartetto aveva venduto in tutto il mondo un totale di 45 milioni di album e 25 milioni di singoli.

The Game Tour arrivò in Europa nell’ottobre 1980. Nel marzo 1981 i Queen intrapresero il South America Bites the Dust Tour, raggiungendo paesi nei quali non si erano ancora esibiti tra cui Argentina e Brasile. L’esordio di questa tournée si tenne nello stadio José Amalfitani di Buenos Aires, davanti a 50.000 fan; lo show venne trasmesso in televisione il giorno successivo, seguito da oltre 30 milioni di spettatori argentini e brasiliani. Nel periodo successivo alla loro visita, figurarono 10 album dei “britannici” nella classifica argentina dei 10 album più venduti. Il 20 marzo, sul palco dello stadio Morumbi di San Paolo, i Queen furono ascoltati da oltre 131.000 spettatori, record assoluto di paganti per un concerto rock. Nello stesso mese, Roger Taylor pubblicò da solista Fun in Space, primo LP fuori dai Queen di uno dei membri; il disco, che lo vide cantare e suonare tutti gli strumenti, ebbe un buon risultato commerciale, decidendo tuttavia di non separarsi dal gruppo.

Dopo il successo sudamericano, il gruppo si ritrovò nei Mountain Studios, per cominciare a lavorare ad una nuova opera; David Bowie, che frequentava le stesse sale di registrazione, strinse amicizia con May e Mercury, dalla quale esce una jam session che portò alla nascita di Under Pressure, il cui singolo uscì il 25 ottobre, piazzandosi al primo posto della chart inglese; nel Nord America questo arrivò al 29 posto. A metà settembre, il quartetto suonò ancora in Sudamerica nel Gluttons for Punishment Tour, ulteriore prosecuzione del The Game Tour; a causa di numerosi problemi organizzativi e di sicurezza, loro stessi decisero di terminare prematuramente la serie di spettacoli, concludendo dunque la tournée all’estadio Cuauhtémoc di Puebla de Zaragoza, in Messico. Il 3 novembre 1981 uscì la loro prima raccolta ufficiale, Greatest Hits, insieme a Greatest Flix, antologia di tutti i video realizzati fino a quel momento dai Queen. Formato da 17 singoli che percorrono i primi dieci anni delle “regine”, l’album entrò in classifica direttamente al secondo posto e, con 300.000 copie vendute, ottiene subito il disco di platino.

A dicembre, i Queen si ritrovarono negli studi Musicland di Monaco, dove, a causa della stanchezza dovuta alle numerose tappe in giro per il mondo e ai numerosi impegni musicali, nonché condizionati dalla vita notturna della città bavarese, non riuscirono a lavorare “quasi mai in condizioni psicologiche perfette”. Il loro dodicesimo disco, Hot Space, uscì il 21 maggio 1982, preceduto dal singolo Body Language, che venne apprezzato dalla critica (“Un buon pezzo di disco bianca scorrevole, brillante e ben sostenuto dall’elettronica. Roba forte”, disse Sounds), arrivando al 25º posto in Inghilterra, risultato in parte dovuto alla censura del video da parte di MTV per la sua esplicità, e al 11º negli Stati Uniti. L’8 aprile i Queen diedero il via all’Hot Space Tour; la prima tappa fu Goteborg, dove, per l’importanza dell’elettronica nella loro musica e per precisa volontà di Mercury, che voleva occuparsi in minore misura del piano durante i concerti, insieme ai quattro storici componenti della band salì l’ex Mott the Hoople, Morgan Fisher, che cominciò ad occuparsi delle tastiere. Dal 1984 fino al 1991, il tastierista ufficiale fu invece Spike Edney.

L’ultimo lavoro discografico delle “regine” continua ciò che era cominciato con The Game, proseguendo nel sound dance rock e pop, abbandonando ulteriormente le sonorità “hard” dei primi anni della band; Dancer rappresenta “l’unico tentativo di miscelare il vecchio hard-rock con il nuovo funky ballabile”. L’album, che deluse i fan della vecchia guardia, caratterizzato anche da alcuni brani in black music, come l’R&B di Back Chat, uscito come singolo il 9 agosto e arrivato alla 40ª posizione in Gran Bretagna, e il soul di Cool Cat, fu il risultato dello sregolato stile di vita dell’epoca dei Queen, provocando una generata incompletezza e frettolosità delle canzoni, talvolta dall’ottimo potenziale. Under Pressure, composta insieme a Bowie, risultò la canzone simbolo dell’album, nonché la più apprezzata. Il disco riscosse comunque un discreto successo, arrivando al 4º posto nelle graduatorie inglesi, aumentando la stima della stampa nei confronti del quartetto. The Game venne tuttavia praticamente ignorato dalle stazioni rock americane, scomparendo quasi subito dalle classifiche di Billboard e minando la fama dei Queen negli Stati Uniti. La seconda parte del Hot Space Tour risultò infatti l’ultimo della band nel Nord America.

Una volta terminata la tournée, alla fine del 1982 i Queen decidettero di comune accordo di separarsi per un certo periodo; questo fu dovuto sia all’insoddisfazione dei fan, così come della band, della qualità del loro ultimo lavoro, nel quale non si riconoscevano, sia al deterioramento progressivo dei rapporti personali all’interno del gruppo. Dunque, per l’intero 1983 non vennero organizzate né pubblicazioni né tournée; nessuno dei componenti giudicava questo uno scioglimento definitivo, ma semplicemente una lunga pausa di riflessione. I quattro cominciarono a dedicarsi a progetti solistici; Mercury collaborò con Giorgio Moroder, registrando Love Kills, canzone inserita nella versione ricolorata e ridoppiata di Metropolis. Il cantante cominciò anche a lavorare a Mr. Bad Guy, che diventerà in futuro il suo unico album da solista. Brian May produsse Lettin Loose degli Heavy Pettin e pubblicò, insieme a Eddie Van Halen e Alan Gratzer, Star Fleet Project, un EP composto da tre lunghi brani, mentre Roger Taylor, dopo aver collaborato a Vinyl Confessions dei Kansas, lavorò con Rick Parfitt per Strange Frontier, suo secondo album da solista, pubblicato nel 1984. John Deacon non intraprese nessun progetto musicale, decidendo di dedicarsi alla propria famiglia.

Il ritorno al pop-rock e i grandi concerti (1984-1987)

Nell’agosto 1983, il gruppo si ritrovò negli Record Plant Studios di Los Angeles, dove, spinti da un nuovo entusiasmo, cominciò a lavorare ad un nuovo progetto; il 23 gennaio 1984, i Queen tornarono ufficialmente con il singolo Radio Ga Ga, che venne pubblicizzato con un costoso video di David Mallet, contenente spezzoni del film del 1927 Metropolis, piazzandosi subito al 4º posto delle classifiche inglesi. Il 27 febbraio uscì The Works, album che vide un netto cambio di rotta da quello che sono stati i lavori precedenti; nonostante la confermata presenza del sintetizzatore, il sound di questa compolation cerca di tornare alla fine degli anni settanta, abbandonando parzialmente la dance rock e attingendo maggiormente al pop e al rock, con, ad esempio, l’assolo di I Want To Break Free, il cui videoclip, ideato da Taylor, fu tacciato di cattivo gusto negli Stati Uniti e bandito dalle televisioni. I Queen, ospiti il 3 febbraio 1984 del Festival di Sanremo.

Nel repertorio dei Queen tornano l’hard rock (Tear It Up e Hammer To Fall), il gusto dell’ironia (Man On The Prowl) e la ballata melodica (It’s A Hard Life e Is This The World We Created). Per la prima volta, i testi riguardano anche alcune tematiche sociali e politiche, non direttamente trattate in passato, come l’antinucleare Hammer to Fall ed il brano contro il suicidio Keep Passing The Open Windows. The Works, che produsse 4 singoli, arrivò al secondo posto nel Regno Unito, dove però divenne il loro album di maggior successo discografico dietro Greatest Hits, guidando invece la classifica in altri 19 paesi, tra cui Stati Uniti, sotto l’etichetta Capitol Records, che aveva sostituito l’Elektra dal 1983, e Italia, dove la band era stata ospite del Festival di Sanremo 1984.

Nell’agosto, sull’onda del successo di Hammer To Fall, partì il The Works Tour, con coreografie futuriste ispirate a Metropolis, i cui biglietti per i concerti inglesi vennero esauriti immediatamente; la tournée toccò anche il Sudafrica, dove accettarono di fare 12 serate a Sun City, considerata la città simbolo dell’apartheid, in quanto popolata da facoltosi uomini bianchi; in passato le Nazioni Unite avevano vietato agli artisti di esibirsi in questo stato, per la sua discriminazione nei confronti delle persone di colore. Per l’idea di suonare comunque a Sun City, i Queen vennero molto criticati in tutto in mondo, anche dalla stessa Unione dei Musicisti, e accusati di essere “approfittatori”, poiché avevano legittimato l’apartheid al solo scopo di guadagnare il più possibile. May rispose che, dopo attenta riflessione, vi erano andati perché in fondo non erano una band politicizzata, precisando che il pubblico era composto da uomini di tutte le razze. Per cercare di risollevare l’immagine dei Queen, intrapresero numerose iniziative benefiche a favore dei bambini di colore. Alla fine del tour, per cui la band ricevette il Premio Silver Clef per il successo dei 4 concerti londinesi, il quartetto registrò ai Sarm Studios di Londra la canzone natalizia Thank God It’s Christmas, che non ebbe un grande

La considerazione pubblica nei confronti della band calò molto; tuttavia, due grandi eventi musicali contribuirono a risollevare la popolarità dei Queen a livello mondiale.[86] Nelle prime settimane del 1985, Gerry Stickells, tour manager della band, organizzò la partecipazione dei Queen ad un festival a Rio De Janeiro, chiamati per il successo avuto nei precedenti concerti sudamericani; Rock in Rio, che venne trasmesso in diretta televisiva in tutto il Sud America, si svolse dal 12 al 19 gennaio e vide la partecipazione di AC/DC, George Benson, Iron Maiden e Yes; le “regine, a cui venne assegnato il ruolo di attrazione principale, aprirono e chiusero l’evento rock; salirono per la prima volta sul palco alle due del mattino, davanti a circa 250.000 persone, il più grande pubblico pagante per un singolo concerto. Tra i momenti principali dell’evento, vi fu il duetto tra Mercury e i fan sulle note di Love of My Life. La Picture Music pubblicò poi Live in Rio, raccolta delle esibizioni del gruppo durante l’ultimo concerto nella città brasiliana. Subito dopo le due serate, i quattro ripresero il The Works Tour, che arrivò in Nuova Zelanda e Australia. Il 29 aprile, dopo una meticolosa lavorazione, il primo disco solista di Freddie Mercury, Mr. Bad Guy, caratterizzato dall’uso di numerosi generi musicali, dalla disco al reggae; nonostante le recensioni negative da parte della stampa specializzata, per via dell’unione mal combinata di canzoni d’amore e ballate funky, il disco si piazzò al 6º posto nelle classifiche inglesi.

I Queen parteciparono, il 13 luglio 1985, al Live Aid, un concerto umanitario organizzato da Bob Geldof che vide la partecipazione dei più importanti artisti internazionali, allo scopo di ricavare fondi in favore delle popolazioni dell’Etiopia, colpite da una grave carestia. L’evento, che si tenne a Londra e a Philadelphia, venne trasmesso in diretta in tutto il mondo, prevedendo, per ogni artista, 20 minuti di canzoni. Geldof considerava molto importante la partecipazione dei Queen all’evento per la loro popolarità in Giappone e in Sud America, ma la band ebbe molte esitazioni nel prendere una decisione definitiva, in quanto l’esigua durata delle esibizioni avrebbe comportato “problemi insormontabili”. I Queen tuttavia si convinsero a partecipare all’evento e si esibirono al Wembley Stadium, salendo sul palco alle sei di sera senza aver fatto alcun soundcheck; nel tempo a disposizione suonarono Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga, Hammer to Fall, Crazy Little Thing Called Love, We Will Rock You e We Are The Champions. I loro venti minuti “consegnarono alla storia i Queen e fecero di Freddie Mercury una leggenda”; Sia la stampa, sia i 72.000 spettatori di Wembley, sia gli artisti considerarono la loro interpretazione memorabile, una delle migliori di tutti i tempi; Mercury costruì in questa esibizione “il mito di insuperabile frontman”.

« Noi abbiamo suonato bene, ma Freddie era oltre e ha portato tutto a un altro livello. » (Brian May sull’esibizione dei Queen al Live Aid.)

La partecipazione al Live Aid diede nuovo entusiasmo ai Queen, che grazie a questo successo tornarono nuovamente ad essere un gruppo coeso; se prima dell’evento Deacon disse “I Queen non sono più un gruppo realmente unito ma quattro individualità che lavoravano insieme.” dopo il 13 luglio affermò “Il Live Aid ci ha totalmente rivitalizzati, restituendoci l’entusiasmo di un tempo”. Subito dopo il concerto londinese, cominciarono a progettare un nuovo album; il 4 novembre il gruppo pubblicò il singolo hard rock One Vision, ispirato al famoso discorso di Martin Luther King Jr. Nella primavera 1986, Mercury e Deacon parteciparono al musical Time di Dave Clark.[98] Durante le prime sessioni di prove, le “regine” vennero contattate dal regista Russel Mulcahy, per commissionare loro una colonna sonora per il suo primo film. Dopo aver accettato l’incarico, cominciarono a registrare brani adatti alla trama, oltre che alcuni videoclip, diretti da Mulcahy, di tracce già pronte, come A Kind of Magic, il cui singolo raggiunse la prima posizione in 35 stati.

L’album A Kind of Magic uscì il 2 giugno 1986, balzando subito al primo posto delle classifiche britanniche, posizione che occuperà per 13 settimane consecutive, vincendo due dischi di platino. Il disco che si presenta come una colonna sonora di Highlander – L’ultimo immortale, rappresentando allo stesso tempo un lavoro autonomo e svincolato dal film. Reduci dalle eccezionali esibizioni in tutto il mondo, i Queen continuano ciò che avevano intrapreso con The Works, basandosi sulle caratteristiche glam del gruppo e attingengo nuovamente al pop (A Kind of Magic), all’hard rock (Princes of the Universe, One Vision,Gimme the Prize), all’arena rock (Friends Will Be Friends) e alle ballate melodiche (One Year of Love), senza notevoli innovazioni e cambiamenti, se non l’utilizzo dell’orchestra sinfonica in Who Wants To Live Forever. A Kind of Magic risulta un album intenso, potente, creativo e completo, in cui ciascun membro dei Queen scrive il testo di uno dei 4 singoli (A Kind of Magic, One Vision, Friends Will Be Friends e Who Wants To Live Forever). L’album entrò in classifica al primo posto, rimanendovi per 13 settimane consecutive.

Il 6 giugno i Queen cominciarono a Stoccolma il Magic Tour; questo fu il loro tour più grande e spettacolare, molto più avanzato e sfarzoso dei precedenti, con il palco più grande mai costruito e un impianto luci altamente computerizzato. La tournée fu l’ennesimo trionfo live dei quattro, che, in 26 date, raccolsero circa un milione di spettatori; in Gran Bretagna, oltre 400.000 fan comprarono i biglietti per le sole sei date disponibili, stabilendo un ulteriore record assoluto. L’11 e 12 luglio tornarono a suonare al Wembley Stadium, davanti entrambe le serate a 70.000 persone; questo divenne uno dei loro concerti più famosi e celebrati. Qui Freddie concluse lo spettacolo, sulle note di God Save The Queen, vestito da re, con pelliccia e corona.

Il 27 luglio suonarono a Budapest, risultando la prima band rock ad esibirsi oltre la cortina di ferro; Mercury seppe conquistare anche gli 80.000 spettatori ungheresi, cantando Tavaszi szél vizet áraszt, un brano popolare magiaro. L’ultimo spettacolo della tournée era inizialmente fissato per Marbella, in Spagna; in seguito il produttore Harvey Goldsmith riuscì ad organizzare una data nel parco di Knebworth, per il 9 agosto 1986. Qui Freddie Mercury si esibì per l’ultima volta con i Queen in una delle sue prestazioni vocali più apprezzate, con 120.000 fan come spettatori. Questa risultò essere una delle loro esibizioni più spettacolari e grandiose; alcuni brani suonati dal vivo furono riportati nella raccolta Live Magic. Nel party successivo all’esibizione, Mercury fece intuire che quello sarebbe stato il loro ultimo concerto, alimentando le voci riguardanti lo scioglimento della band.

Alla fine del 1986, proprio mentre la EMI decise di pubblicare Live Magic, selezionando e rimontando alcuni momenti dell’ultimo tour, il gruppo decise di concedersi una seconda pausa di riflessione, fermandosi per tutto il 1987; John Deacon, in preda allo stress per i continui spostamenti dovuti alle varie tappe dei tour, arrivò sull’orlo di un collasso nervoso. In questo lasso di tempo, Mercury cominciò a parlare dell’AIDS, dichiarandosi pubblicamente terrorizzato dal suo dilagare; tuttavia egli ha già contratto l’HIV, nonostante i test dell’epoca si rivelarono negativi. Freddie, dopo aver inciso una cover di The Great Pretender dei Platters, collaborò inoltre con la cantante lirica Montserrat Caballé per registrare l’album Barcelona, la cui canzone omonima divenne 5 anni dopo l’inno dei Giochi olimpici di Barcellona 1992. Taylor fondò i The Cross, progetto parallelo ai Queen, che pubblicarono il primo album, Shove It, nel gennaio 1988, mentre May produsse il primo album dei Bad News. Il 15 aprile 1987, i Queen avevano ricevuto l’Ivor Novello Awards per il loro “fondamentale contributo alla musica inglese”.

Gli ultimi album e la morte di Mercury (1988-1992)

Nel 1988, i Queen si ritrovarono in studio, cominciando a lavorare ad un nuovo disco; i quattro adottarono nuove regole per la registrazione del materiale, per cui ogni brano venne accreditato con la dicitura “parole e musica dei Queen”, evitando così i dissidi che erano sorti tra i quattro soprattutto nella scelta dei singoli; tutte le nuove tracce vennero dunque discusse e realizzate in comune. The Miracle, anticipato dal singolo I Want It All, venne accompagnato da una massiccia campagna pubblicitaria; la stessa copertina dell’album esemplificò la ritrovata coesione della band. Il loro ultimo lavoro, che contenne cinque singoli, si piazzò al primo posto in Inghilterra, dove vinse in una settimana il disco di platino, ed in altre nazioni, mostrando ulteriormente la varietà dei generi musicali presenti nel loro repertorio, personalizzate con le sonorità tipiche dei Queen, dal pop rock di Breakthru al pop di The Miracle, dall’hard rock di Scandal e I Want It All al funky di The Invisible Man.

Alla fine di novembre, i Queen, galvanizzati dal successo di The Miracle, che risollevò dopo alcuni anni le loro quotazioni negli Stati Uniti, dichiararono alla stampa di essere nuovamente pronti a rientrare in studio. Tuttavia l’assenza di un tour e le sempre più rare apparizioni di Freddie in pubblico alimentarono le speculazioni della stampa sulla salute del cantante. Mercury si limitò a dire che la decisione di non compiere un tour era dovuta alla voglia di rompere il binomio album/tour degli anni passati. Nonostante egli sembrasse in buona salute nel videoclip di The Miracle, l’AIDS aveva già cominciato a minare la sua salute. Mercury decise tuttavia di mantenere la notizia segreta onde proteggere la propria privacy dalla stampa scandalistica britannica.

« Non penso che dimenticheremo mai il giorno in cui Freddie ci disse della malattia. Ce ne andammo via da qualche parte con la morte nel cuore. » (Brian May)

Nel 1989, May e Taylor parteciparono a Rock Aid Armenia, progetto a favore delle vittime del terremoto del 1988. Il 4 dicembre uscì Queen At The Beeb, un album live comprendente otto canzoni registrate dal quartetto in 2 sessioni negli studi della BBC nel 1973. Nel 1990, anno in cui si festeggiò il ventennale della carriera dei Queen con una festa monumentale a base di luci laser, le voci su Mercury malato di AIDS divennero sempre più insistenti, in seguito ad una apparizione in pubblico del cantante il 18 febbraio, per una premiazione per il contributo dato alla musica britannica ai BRIT Awards, in cui apparve molto dimagrito, provato e cupo,[106] e alla morte per AIDS di Nicolai Grishanovitch, un amico del cantante; per cercare di ridurre queste voci, il cantante esibì un test negativo alla malattia.[104] Sempre nel 1990, il gruppo decise inoltre di lasciare la Capitol Records e di cambiare casa discografica per quanto riguarda la distribuzione in Nord America; la scelta cadde sulla Hollywood Records. A marzo dello stesso anno, uscì il secondo album dei The Cross, Mad, Bad and Dangerous to Know.

Nonostante fosse molto debilitato dalla malattia, Mercury non abbandonò la sua attività con il gruppo e il 14 gennaio 1991, venne pubblicato Innuendo. Sia l’omonima canzone nel Regno Unito sia Headlong negli Stati Uniti, primi singoli del disco, ebbero un grande successo; la canzone omonima dell’album, che arrivò a vendere in una settimana oltre 100.000 copie, rappresenta una piccola opera rock di sei minuti, composta di varie parti tra cui un assolo di flamenco eseguito da Steve Howe e May e collegata direttamente a Bohemian Rhapsody. Il disco, pubblicato il 4 febbraio e caratterizzato da un’atmosfera malinconica, segna un parziale ritorno dei Queen alle origini, “chiudendo idealmente il cerchio artistico della band” e abbandonando l’anima pop-dance degli anni precedenti; “lo stile musicale degli anni ’70 venne recuperato e rinnovato, fondendosi con nuove sonorità, rappresentando una raggiunta maturità compositiva e musicale”. Headlong e The Hitman ripresentano l’anima hard delle “regine”, unite al cupo valzer da teatro I’m Going Slightly Mad, al pop rock di I Can’t Live With You e al soft rock di These Are The Days Of Our Lives.

Ad inizio maggio, i Queen tornarono a Montreaux per ritornare subito al lavoro di un nuovo album. May iniziò inoltre un tour radiofonico in Nord America, per promuovere il nuovo sound della band; il chitarrista ebbe un’ottima accoglienza, dimostrando i progressi dei rapporti con il pubblico statunitense, dovuti anche alla mediazione della nuova casa discografica. Ad ottobre venne pubblicato Greatest Hits II, una sorta di continuazione del precedente Greatest Hits, comprendente 17 canzoni degli anni ottanta dei Queen e posizionandosi al primo posto in classifica. The Show Must Go On, brano tratto da Innuendo e celebre per la difficoltà esecutiva della sua linea vocale, fu scelto quale primo singolo a promozione della nuova compilation insieme al rilascio sul mercato del Greatest Flix II, raccolta dei video musicali delle canzoni contenute nel corrispettivo album antologico.

Nel corso degli ultimi mesi del 1991, le voci riguardanti una grave malattia di Mercury si fecero più pressanti, confermate anche dall’aspetto sofferente del cantante nelle rare occasioni in cui appare in pubblico. Il 23 novembre 1991, Freddie Mercury decise di annunciare ufficialmente, attraverso un comunicato, di essere risultato positivo al test dell’HIV e di essere malato di AIDS.

« Desidero confermare che sono sieropositivo: ho l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento allo scopo di proteggere la privacy di quanti mi stanno intorno. Tuttavia, è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan di tutto il mondo conoscano la verità. Spero che tutti si uniranno a me, ai miei dottori e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia. (…) Non voglio cambiare il mondo, lascio che siano le mie canzoni ad esprimere le sensazioni e i sentimenti che provo ed ho provato. Essere felici è il traguardo più importante per me, ora, e quando sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori che ho commesso e tutte le relative scuse saranno da imputare solo a me: mi piace pensare di essere stato solo me stesso… Adesso voglio solamente avere tutta la gioia e la serenità possibili, e vivere quanta più vita possa, per tutto quel poco tempo che mi resta da vivere. » (Freddie Mercury)

Il giorno seguente Freddie scomparve prematuramente all’età di 45 anni, a causa di una broncopolmonite fomentata dall’AIDS, nella sua casa di Earls Court. Tributi e messaggi di cordoglio cominciarono ad arrivare da tutto il mondo, con numerosi fan che si radunarono per tutta la notte davanti l’abitazione; tra le ultime volontà, Mercury dichiarò di voler contribuire al sostegno del Terence Higgins Trust, una delle più importanti associazioni impegnate nella lotta contro l’Aids. Per commemorare il cantante, May scelse di pubblicare un singolo contenente Bohemian Rhapsody e These Are The Days Of Our Lives, i cui proventi verranno donati all’associazione; questo, che venne stampato nel giro di una settimana, vendette oltre 100.000 copie in soli sette giorni, arrivando alla prima posizione delle classifiche inglesi e risultando il singolo più venduto nel Natale di quell’anno. Il videoclip di These Are The Days Of Our Lives fu in particolar modo significativo, essendo stato l’ultimo girato con Freddie Mercury, il 31 maggio 1991, ma rimasto inedito fino ad allora.

I restanti membri dei Queen, alla notizia della morte del loro amico, si gettarono nello sconforto, colpiti da un intenso dolore; tra la fine dell’anno e gli inizi del 1992, i tre decidettero di prendersi una pausa, per riflettere sul proprio futuro. Ad aprile, May, Taylor e Deacon organizzarono un grande concerto dedicato alla memoria di Mercury nello stadio di Wembley, con numerosi artisti internazionali come Tony Iommi, Metallica, Guns N’ Roses, David Bowie, Roger Daltrey, Robert Plant, George Michael, Elton John, Annie Lennox, Liza Minnelli, Extreme e Def Leppard; i biglietti per questo evento terminarono in meno di sei ore. Il mega-concerto in stile glam, denominato Freddie Mercury Tribute Concert, si svolse il 20 aprile 1992 e venne visto in televisione da oltre un miliardo di persone. Il concerto, oltre che per l’eccezionalità dell’evento musicale, si segnalò per l’aver richiamato il mondo sul dramma dell’AIDS.

Gli album postumi (1992-2000)

Gli anni successivi alla morte di Mercury sono stati gli anni più duri della band; infatti, nonostante le numerosi crisi che li avevano visti protagonisti, nessuno aveva mai considerato possibile l’idea di uno scioglimento definitivo. May e Taylor cercarono dunque di far riacquistare al gruppo una propria identita; il chitarrista pubblicò Back to the Light nel settembre 1992, cominciando una serie di tour di buon successo, testimoniati dall’album Live at the Brixton Academy del 1994. Il batterista invece compose alcune canzoni, pubblicate poi in Happiness? nel 1994.

Nell’estate 1992, la EMI pubblicò Live at Wembley ’86, l’edizione integrale del concerto di Wembley del 1986, che fu parte del Magic Tour. Quando superarono lo shock della morte del cantante, i tre membri restanti dei Queen si ritrovarono, valutando la possibilità di realizzare un ultimo album con il nome Queen, utilizzando alcune parti vocali che Mercury aveva già registrato, quando, molto malato, poteva cantare solo poche ore al giorno.

Nel 1995, uscì Made in Heaven, che riportò i Queen ai primi posti delle classifiche di vendita. Il disco contenne le ultime tracce vocali di Mercury registrate poco prima di morire, come A Winter’s Tale, You Don’t Fool Me e Mother Love, che pare il cantante sia stato costretto a registrare da seduto a causa delle condizioni che gli aveva recato la sua malattia, e alcune vecchie tracce rielaborate non pubblicate negli album precedenti, come My Life Has Been Saved (lato b risalente al 1989); la stessa title track era concepita per The Works. Let Me Live fu la prima canzone in cui Mercury, May e Taylor cantarono insieme. Il singolo Too Much Love Will Kill You arrivò al 16º posto in classifica; la traccia d’apertura It’s A Beautiful Day, un assolo di piano accompagnato dalla sola voce di Mercury, è il brano più esemplificativo dell’album, concepito come disco celebrativo degli anni passati dei Queen.

Nel 1997, fu pubblicato Queen Rocks, una compilation che raccoglie i maggiori successi rock della band, tra cui Stone Cold Crazy, One Vision, Hammer To Fall e I Want It All. Inoltre vi era una complessa revisione di I Can’t Live With You e No-One But You, primo e unico brano inedito creato dai tre rimanenti membri della band, con l’alternarsi alla voce di Brian May e di Roger Taylor, in memoria di Mercury e di Lady Diana, scomparsa in quell’anno; questo fu l’ultimo brano in cui John Deacon suonò il basso per i Queen. La sua ultima apparizione con il resto della band risale al 17 gennaio 1997, al Ballet for Life – Music by Queen & Mozart tenutosi a Parigi, in Francia. Da allora, Deacon vive in Inghilterra con la sua famiglia e lavora come piccolo imprenditore.

Nel 1999, uscì il Greatest Hits III, una raccolta “per mantenere alto il nome Queen”. Questo disco contenne tracce soliste di Freddie Mercury, come Living On My Own e Barcelona, e di Brian May, come Driven by you; una versione remixata di Under Pressure (unico singolo della raccolta) e vari duetti spiegarono l’insolito “+” presente sulla copertina dell’album accanto al nome “Queen”. Another One Bites The Dust è in questa occasione ripresa da Wyclef Jean, mentre The Show Must Go On e Somebody to Love vennero cantate rispettivamente da Elton John e George Michael. Chiudono No-One But You, Thank God It’s Christmas e i singoli di maggior successo estratti dal disco Made in Heaven.

Il 3 giugno 2002, May e Taylor sono stati ospitati al Party at the Palace a Londra, dove hanno suonato con Phil Collins, Will Young) e il cast del musical We Will Rock You. Nel 2003 invece sono stati ospitati al Pavarotti & Friends.

Queen + Paul Rodgers (2004-2009)

Nel 2004, Taylor ipotizzò l’organizzazione di un tour in Europa e negli Stati Uniti insieme a May e a l’ex cantante dei Free e dei Bad Company, Paul Rodgers. La tournée venne criticata per aver cercato di riesumare la band, pur senza la presenza di ben due membri degli originari Queen. Per una precisa scelta dei due membri della band, l’esperienza è stata chiamata Queen + Paul Rodgers, per specificare come non si trattasse di un cambio di formazione ma di un'”aggiunta” occasionale alla band originale, dovuta alla necessità di avere un cantante. Da questo come da altri progetti della band senza Freddie Mercury, il bassista John Deacon si è sempre dissociato, pur riferendo la propria non ostilità verso tali operazioni.

Dunque nella primavera del 2005, i Queen + Paul Rodgers partirono per una tournée, il cui successo indusse May, Taylor e Rodgers a tentare l’avventura anche in Giappone e in Nord America dove riscossero altrettanto successo. Il 19 settembre 2005, il tour europeo Queen + Paul Rodgers portò alla pubblicazione del doppio CD live Return of the Champions, raccolta dei brani presenti in scaletta nei concerti del tour, comprendenti anche alcuni brani dei Free e dei Bad Company.

Il 15 agosto 2006, Brian May annunciò il ritorno dei Queen con la registrazione di un nuovo album di studio, dopo 12 anni di silenzio discografico. May sostenne che sarebbe stato tutto materiale nuovo da non confrontare con quello degli anni precedenti, annunciando inoltre ci sarebbe stato nessun tour nel 2008. Nel marzo 2008 fu annunciato da parte del gruppo sia il lancio del nuovo album The Cosmos Rocks, pubblicato successivamente il 15 settembre 2008 in Europa e il 14 ottobre in USA, sia il nuovo tour. Il tour partì il 16 settembre 2008 e toccò 25 tappe. Nel maggio 2009 Rodgers e May sancirono la fine della collaborazione.

Absolute Greatest e il 40º anniversario (2009 – presente)

Nel novembre 2009, è uscita una nuova raccolta dei migliori brani dei Queen, chiamata Absolute Greatest, che raggiunse la terza posizione della classifica britannica; contenente 20 dei loro maggiori successi, il disco è disponibile in diversi formati: CD singolo, edizione speciale con 2 CD con commenti audio di May e Taylor, versione da 2 CD con un libro a copertina rigida da 52 pagine, download digitale e box set contenente tre vinili. Ogni traccia è stata rimasterizzata dal nastro originale.

Il 7 maggio 2010, i due musicisti annunciarono l’abbandono della EMI, loro casa discografica per 40 anni. May e Taylor hanno deciso di passare alla Island Records, una succursale della Universal Music con un contratto da 10 milioni di sterline.[123] Per la prima volta dalla fine degli anni 1980, i Queen hanno lo stesso distributore in tutto il mondo, in quanto l’Hollywood Records è anch’essa di proprietà della Universal.

Il 25 marzo 2011 è uscito Songs for Japan, una raccolta di canzoni di molti artisti internazionali, pubblicata per raccogliere fondi a favore delle vittime del terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011; a questa iniziativa hanno partecipato anche i Queen con una rimasterizzazione di Teo Torriatte (Let Us Cling Together).

Stile musicale

« Non è che ci dedichiamo in particolare alla musica “dura” o a quella “leggera”, è semplicemente il nostro genere di musica. » (Brian May)

I Queen furono inflenzati da numerosi artisti rock britannici, come Pink Floyd, The Beatles, The Rolling Stones, The Who e Led Zeppelin. Tra i cantanti più apprezzati da Mercury vi erano inoltre Elvis Presley, Robert Plant e Jimi Hendrix, oltre che Liza Minnelli[130] ed Eric Clapton. Lo stile glam della band, fatto da abiti bizzarri ed eccentrici, occhi truccati e unghie laccate, nacque alla fine degli anni sessanta, ed ebbe come primi esponenti David Bowie e T. Rex.

Nel corso della loro carriera, la band ha toccato varie forme di musica rock già consolidate nel panorama musicale; associati prevalentemente a sound progressive, art e glam rock, attinsero tuttavia ai più svariati generi musicali, passando dall’hard rock (Hammer To Fall) al pop rock (A Kind of Magic), dall’arena rock (We Will Rock You) all’heavy metal (Stone Cold Crazy), dal rock and roll (Man on the Prowl) al rock psichedelico (Get Down Make Love). Sperimentarono anche sonorità lontane dalla radice rock del quartetto, come blues (See What a Fool I’ve Been), dance rock (Another One Bites the Dust), gospel (Let Me Live), ragtime (Bring Back That Leroy Brown), funk (Back Chat), folk (’39), musica classica (The Wedding March) e raramente punk rock (Sheer Heart Attack), vaudeville (Seaside Rendezvous), rock sinfonico (Who Wants to Live Forever), rockabilly (Crazy Little Thing Called Love), dixieland (Good Company) e calypso (Who Needs You).

Uno degli elementi distintivi della musica della band sono le armonie vocali, costituite generalmente dalle voci di May, Mercury e Taylor e presenti soprattutto nei loro primi dischi come A Night at the Opera e A Day at the Races. La sperimentazione sonica ha caratterizzato pesantemente le canzoni dei Queen; ad esempio, erano noti anche per i loro canti multitraccia, allo scopo di imitare, attraverso le sovraincisioni, il suono di un grande coro; secondo Brian May furono necessarie oltre 180 sovraincisioni vocali per comporre le voci della parte centrale di Bohemian Rhapsody. Molte canzoni scritte dal gruppo britannico videro la partecipazione dei fan, come in We Will Rock You e We Are the Champions. Alcuni critici hanno inoltre sottolineato la teatralità, musicale oltre che scenica, dei Queen e delle loro opere; questo è dovuto principalmente all’uso della Red Special di May, agli elaborati cori vocali, alla potenza espressiva della voce di Mercury e al ritmo scandito da Taylor, oltre che all’armoniosa diversità dei brani della band.

I testi

In studio, nello sviluppo dei brani, tutti i quattro membri della band erano considerati allo stesso modo; ciònonostante Freddie Mercury e Brian May sono considerati i principali autori dei pezzi dei Queen. Infatti, su un totale di 180 tracce, il cantante ha composto 51 canzoni e il chitarrista 46, mentre Roger Taylor e John Deacon sono fermi rispettivamente a 22 e 14 brani. A partire dall’album The Miracle del 1989, tutti i brani del gruppo vennero accreditati con la dicitura “parole e musica dei Queen”, per cui 35 tracce non hanno un autore ben definito. 8 canzoni invece sono sorte dalla collaborazione di due membri della band.

Tra i brani che hanno un autore esterno al gruppo vi sono;

Doing All Right dell’album Queen (1973) risale al tempo della collaborazione tra May e Tim Staffel negli Smile.

Under Pressure, inserita in Hot Space (1982), è frutto dalla collaborazione tra i Queen e David Bowie, incontratisi presso i Mountain Studios di Montreux.

Too Much Love Will Kill You è stata scritta da May, Elizabeth Lamers e Frank Musker ed inserita in Made In Heaven (1995)

All God’s People dell’album Innuendo (1991) venne scritta da Mercury, con Mike Moran come co-autore.

I concerti

Dal 1970 al 1986, i Queen sono stati protagonisti di 707 concerti, diventando una delle band di maggior successo dal vivo degli anni settanta ed ottanta. La prima esibizione in pubblico si tenne a Truro il 27 giugno 1970, in un concerto di beneficenza per la Croce rossa, quando Mercury, Taylor e May erano completati da Mike Grose. L’ultimo concerto tenuto dai Queen al completo, prima che la malattia debilitasse Mercury, fu quello di Knebworth il 9 agosto 1986, davanti a 120.000 spettatori. Dal 1973, con l’uscita del primo album Queen, fino al 1986 dopo A Kind of Magic, la band organizzava un tour dopo ogni album. Questa consuetudine fu poi interrotta sul finire degli anni ottanta, a causa dei primi sintomi di AIDS di Mercury. I Queen tennero negli Stati Uniti quasi 250 concerti e nel Regno Unito circa 200; in questa classifica, vi sono in seguito Germania e Giappone, rispettivamente con 55 e 51 spettacoli. L’esibizione con il maggior numero di spettatori si tenne nel 1985 a Rio de Janeiro per Rock In Rio, con circa 250.000 paganti. Il concerto con la minore affluenza invece fu quello del 28 gennaio 1972 nel Bedford College di Londra, dove il gruppo si esibì davanti a 6 persone.

Il gruppo, per l’importanza che attribuivano alle esibizioni live, diedero molta enfasi alla costruzione della loro concerti; la prima metà della scaletta era caratterizzata da canzoni hard rock e da brani veloci, seguita da pezzi più tranquilli, oltre che improvvisazioni soliste di May o Taylor, per concedere brevi pause all’evento, per poi tornare a brani emotivamente più impegnativi e ai loro cavalli di battaglia. Freddie Mercury voleva che ogni esibizione della band fosse uno spettacolo unico e originale, avvicinandolo ad un’opera teatrale, grazie anche alle sue doti di improvvisazione, oltre che degli altri membri del gruppo; i molti costumi stravaganti accompagnarono un catalogo di canzoni imponente e molto vario, utilizzando sistemi audio multipli, enormi apparecchi di illuminazione e numerosi effetti speciali, con notevoli giochi di luci, nebbia artificiale e fuochi d’artificio. Come cantante, Freddie Mercury era capace di creare uno stretto legame con il pubblico, caratteristica ammirata da numerosi artisti come Bob Geldof, David Bowie, George Michael, Kurt Cobain e Robbie Williams. Mercury sapeva interagire con il pubblico, facendolo realmente partecipare al concerto, indipendentemente dalle dimensioni della manifestazione. Il frontman delle “regine” era un cantante molto dinamico, che affascinava il pubblico con le sue danze; il microfono divenne parte integrante della sua presenza scenica, spostando lo strumento e usandolo per le sue coreografie. Il cantante si spostava lungo tutto il palco, che doveva essere necessariamente grande e composto da scale e rampe.

I Tour

1970-1973 – Primi concerti dei Queen (Inghilterra)

1973 – Queen I Tour (Regno Unito, Europa, con Mott the Hoople)

1973-1974 – Queen II Tour (Inghilterra, Stati Uniti, con Mott the Hoople)

1974-1975 – Sheer Heart Attack Tour (Inghilterra, Europa, Stati Uniti, Giappone)

1975-1976 – A Night at the Opera Tour (Inghilterra, Stati Uniti, Giappone)

1976 – Summer Gigs 1976 (Regno Unito)

1977 – A Day at the Races Tour (Europa, Stati Uniti, Canada)

1977 – News of the World Tour (Stati Uniti, Canada, Europa)

1978 – Jazz Tour (Stati Uniti, Canada, Inghilterra)

1979 – Live Killers Tour (Europa, Giappone)

1979 – Crazy Tour (Regno Unito)

1980 – The Game Tour (Stati Uniti, Canada, Europa, Sud America)

1982 – Hot Space Tour (Europa, Canada, Stati Uniti, Giappone)

1984 – The Works Tour (Europa, Bophuthatswana, Brasile, Oceania, Giappone)

1986 – Magic Tour (Europa)

Lo stemma

Lo stemma dei Queen, conosciuto anche con il termine inglese Queen Crest, venne disegnato da Freddie Mercury, che si diplomò al Ealing Art College di Londra, poco prima dell’uscita del primo album della band; infatti la versione originale del logotipo dei Queen, divenuto segno distintivo del quartetto, è riportato inoltre sul retro della copertina di Queen. L’immagine, che comparve per la prima volta in copertina con A Day at the Races nel 1976, è inoltre presente, in diverse versioni, nelle copertine degli album A Night at the Opera, Greatest Hits II e Queen Rocks. Mercury aveva disegnato questo logotipo perché voleva per il suo gruppo “un simbolo dell’epoca”, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito, integrando per questo motivo eleganza, patriottismo e regalità; il suo carattere innovativo inoltre evidenzia tutti gli aspetti della identità della band. Questo era spesso visibile sulla grancassa della batteria di Taylor, durante i loro primi concerti. ; diverse versioni di questo logo sono presenti.

L’immagine include i segni zodiacali dei quattro componenti della band; due leoni rampanti, che identificano Roger Taylor e John Deacon, presidiano la corona della regina al centro di una “Q” (Queen, appunto), sormontata da un granchio color bronzo metallico che indica il segno di Brian May, il Cancro, sopra il quale si libra un anello di fiamme che dà l’impressione di una seconda corona. Due fate bianche, a rappresentare la Vergine, che identifica Freddie Mercury, contrapposte al color senape dei leoni, osservano dal basso la lettera. Tutti gli elementi sono sovrastati da una grande fenice con le ali spiegate, uccello mitologico conosciuto per la capacità di ritornare in vita dalle sue stesse ceneri, scelta in segno di immortalità e speranza. Il giallo e l’arancio sono i principali colori dello stemma, con una sfumatura di rosso per quanto riguarda la fascia che forma la “Q”. Sulla parte inferiore, il nome “Queen” appare in stile latino, con curvature ben definite.

Discografia

Album in studio

Queen (1973)

Queen II (1974)

Sheer Heart Attack (1974)

A Night at the Opera (1975)

A Day at the Races (1976)

News of the World (1977)

Jazz (1978)

The Game (1980)

Flash Gordon (1980)

Hot Space (1982)

The Works (1984)

A Kind of Magic (1986)

The Miracle (1989)

Innuendo (1991)

Made in Heaven (1995)

The Cosmos Rocks (Queen + Paul Rodgers, 2008)

Album live

Live Killers (1979)

Live Magic (1986)

Queen at the Beeb (1989)

Live at Wembley ’86 (1992)

Queen on Fire – Live at the Bowl (2004)

Return of the Champions (Queen + Paul Rodgers, 2005)

Queen Rock Montreal (2007)

Live in Ukraine (Queen + Paul Rodgers, 2009)

Raccolte

Greatest Hits (1981)

Greatest Hits II (1991)

Classic Queen (1992)

The 12″ Collection (1992)

Queen Rocks (1997)

Greatest Hits III (1999)

Stone Cold Classics (2006)

Queen: The Singles Collection Volume 1-2-3-4 (2008-2010)

Absolute Greatest (2009)

Deep Cuts, Volume 1 (1973-1976) (2011)

Deep Cuts, Volume 2 (1977-1982) (2011)

Premi e riconoscimenti

I Queen sono tra le band rock che hanno avuto il maggiore successo commerciale nella storia della musica; il gruppo ha venduto oltre 150 milioni di dischi, con alcune stime in eccesso che arrivano a 300 milioni di album; di questi 41 milioni sono stati venduti negli Stati Uniti, 18,7 milioni nel Regno Unito, e 11 milioni in Germania. La band ha rilasciato 18 album e 18 singoli che arrivarono alla prima posizione nelle rispettive classifiche, oltre a 10 dvd di successo; si stima che il solo Greatest Hits abbia venduto oltre 25 milioni di copie in tutto il mondo, di cui oltre cinque milioni solo nel Regno Unito, risultando l’album più acquistato in assoluto in Gran Bretagna, precedendo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles di oltre 600.000 copie; questa raccolta ha trascorso oltre 450 settimane nelle classifiche degli album inglesi. Nel 2005, secondo il Guinness dei primati, gli album dei Queen sono stati nelle classifiche britanniche degli album per più tempo in assoluto, con 1.322 settimane, vale a dire oltre 27 anni.

Nel 2001, il gruppo è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland, mentre l’anno successivo ha ricevuto una stella nella Hollywood Walk of Fame, nella categoria “Musica”, all’indirizzo 6356 di Hollywood Boulevard. Nel 2003, i Queen sono entrati nella Songwriters Hall of Fame, unico gruppo musicale insieme ai Bee Gees, mentre nel 2004 le “regine” sono entrate nella UK Music Hall of Fame. Nel 2005, la performance di 20 minuti dei Queen al Live Aid del 1985 è stata votata da un vasto numero di critici la miglior esibizione live della storia. Nel 2007, un sondaggio della BBC ha decretato i Queen la migliore rock-band inglese della storia seguiti dai Beatles. I lettori di Record Collector hanno eletto il quartetto “artisti più collezionati” alle spalle dei Beatles e davanti a Elvis Presley, Led Zeppelin e The Rolling Stones.

Bohemian Rhapsody, nel 2002, è stata eletta dal Guinness Book of Records miglior singolo britannico di tutti i tempi, mentre nel 2004 la canzone è entrata nel Grammy Hall of Fame, seguita nel 2009 da We Will Rock You e We Are The Champions; quest’ultima venne indicata da alcuni sondaggi mondiale tra le migliori canzoni al mondo. Nel 2007, un sondaggio della rivista inglese “Q” ha decretato Bohemian Rhapsody il migliore videoclip di tutti i tempi, seguito da Thriller di Michael Jackson e Cry Me a River di Timberlake.

 

Lascia un commento

11 Settembre 2001 La Verità!
MERAVideo Free: Primo Piano